Ne vale la pena?

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Ci sono domande che si possono fare soltanto alla fine di una guerra: ne valeva la pena? Ne vale la pena, far la guerra a un uomo solo perché nel segreto dell’urna sa capire meglio di altri gli umori dei miei concittadini? Sì, ne vale la pena. Perché in un paese dove l’unica libertà di espressione garantita sembra quella di non prendere posizione, di restare sul vago, di parlare un linguaggio cifrato, in questi mesi mi sono permesso di fare una serie di considerazioni sulle potenzialità inespresse di Guardia e sull’inattendibilità di chi ha l’onere e l’onore di guidarla. Penso di potermelo permettere, visto che in tutti questi anni mi è capitato di fare “qualcosa” per questo paese. È vero! Oggi tocca al sindaco Panza giocare la palla o dare le carte, passatempi di cui i guardiesi si dichiarano grandi intenditori. Ma è innegabile che in questi anni Guardia non è cambiata, se non in peggio. Sono stato contestato, dileggiato ogni volta che ho fatto o scritto qualcosa che non risultava gradito. D’altronde si sa, i “tifosi” hanno una loro ruvidezza, e non ammettono ombre sui propri beniamini. Non mi sono mai lamentato di questo: so di scrivere spesso in modo un pizzico aggressivo, e nulla più mi scandalizza. So di avere la libertà di giudizio, che significa anche non avere pregiudizi, ma significa anche che non ho mai accarezzato la pancia di nessuno e probabilmente ho fatto il mio dovere come si doveva. A Guardia, per fortuna, c’è ancora gente che mi ferma per stringermi la mano. Anch’essi stupiti di una cosa normale, che dovrebbe essere la regola. Ho sempre detto delle cose che dovrebbero sembrare delle ovvietà. Per esempio, se Guardia fosse un paese dall’alta qualità della vita, quanti si metterebbero in fila per venirci ad abitare? Invece essa si svuota sempre più di giovani e cittadini, salvo a riempirsi di “anglofoni” low cost e del popolo delle sagre una settimana l’anno. E il giudizio non migliora, se si passa alla qualità della “governance”: incapace, clientelare, familistica. In tutto questo tempo ho dato conto anche dell’opposizione, ho affermato che non dà segni apprezzabili di esistenza in vita, che non si può pensare di caricarne il peso su un solo componente, che se non si esce dalle incomprensioni più o meno palesi è impossibile rendere efficace il controllo dell’operato dell’amministrazione. Per esempio, com’è potuto accadere che nessuna grande mente illuminata di questa comunità abbia parlato dell’inchiesta che vede coinvolto l’ex responsabile Utc? Com’è possibile che, al contrario, mettano di continuo sul podio più alto il sindaco Panza come il più amato dei sindaci guardiesi? Come mai nessuno si accorge del malaffare e dei conflitti di interesse? E come mai nessuno va ad informarsi sui reali motivi per i quali Guardia viene svenduta agli “americani”? Non mi è stato risposto. E se si finge di non capire, non si rende certo un buon servizio alla verità dei fatti. Non sono un politicante, non faccio il giocoliere con le parole, né mai mi è passato per la mente di diventarlo. Ho un rapporto di collaborazione, di amicizia e di stima con molti miei concittadini e so bene che il loro lavoro merita rispetto. Il concetto che voglio esprimere: è forse reato pensare che con la sua forte identità, con la sua cultura, con il suo paesaggio Guardia possa offrire molto di più che un semplice restyling o una piacevolissima parata al suono gracchiante delle cornamuse? Io non insegno nulla: quello lo lascio fare a chi non sa nulla. A chi nell’ombra mi critica suggerirei di guardare Guardia con i miei occhi, perché sicuramente ne avrebbe più cura e un concetto più alto. E forse qualche mio detrattore avrebbe anche un concetto migliore di se stesso.

Ha perso Guardia. Ha vinto Floriano

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Un giorno, guardandosi allo specchio, Vitangelo Moscarda, detto Gengé, si accorse che il suo naso pendeva leggermente da un lato. Probabilmente era sempre stato così, ma non lo aveva mai notato. Da allora il suo punto di vista sulle persone, sul mondo, sulla vita, cambiò per sempre. È la scena madre di Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello. E questo paese, il mio paese, quello di cui si parla nel blog, è un po’ come lo specchio del personaggio pirandelliano: vi si pone davanti e mostra i difetti. Tutto quello che non si era riusciti a vedere prima ora appare chiaro. Mostra la realtà, attraverso prospettive inedite. E la realtà oggi ci dice che Guardia vive in un Paese che si chiama Italia, un Paese in cui i referendum nascono con la risposta già data, in cui non ci si arrabbia più, mentre i grandi giornali fanno la posta alla Raggi dietro ai cassonetti. Ha perso Guardia. Ha vinto Floriano. E ha stabilito una tirannia. Implacabile. Non si può dire no. Non dà tregua ai cattivi. Non risponde ai cattivi. Tutto ormai si piega al volere del re sole del terzo millennio. Ha le parole più categoriche. Ha anche i congiuntivi. E poi i riflettori. Si mostra invincibile e definitivo. Con una “società civile” guardiese che dall’altra parte non dà segni apprezzabili di esistenza in vita. Nessuno lo contesta, nessuno gli contesta nulla. È l’istituzione. Si occupa solo di autopromuovere se stesso. Spende migliaia di euro l’anno, senza si sappia nel dettaglio come. Le possibili inchieste non alzano polveroni, non servono a nulla, scorrono via come l’acqua. Destinate come sono a sprofondare nell’inconcludenza. Controlla la comunicazione, cioè fa in maniera che la pubblica opinione non sappia. Perché se sa, s’indigna (forse). D’altronde si sa, la pubblica opinione deve essere “sedata”. Anche su questo la “società civile” di Guardia dovrebbe avviare una riflessione profonda. Se aspira a risvegliarsi davvero da questo lungo sonno della ragione. Ha perso Guardia. Ha vinto Floriano. Personaggio capace di interpretare la politica con molta disinvoltura, si è impossessato del passato di Guardia e si è messo in tasca il futuro consegnandolo ad una cultura a noi estranea perché il presente in questa comunità è solo un laboratorio dove specchiarsi di nulla. Ha perso Guardia. Ha vinto Floriano. Vince ogni giorno perché i cattivi non servono neanche a ravvivare la lucentezza della verità. Non possono che perdere i cattivi perché Floriano – il buono – è coraggioso e ha ragione sempre, su tutto. E chi aveva sperato di poter aspirare a un ruolo di primo piano da tempo ha capito che la successione è segnata: si farà, quando sarà, tutta dentro quel salotto della Casa regnante dove nessuno discute e tutti prendono solo ordini. E ai devoti e adoranti non resta altro che chiudere con un triste “e così sia”. Agli altri con un amaro “purtroppo”. Ha perso Guardia. Ha vinto Floriano. Perché la verità è che a Guardia si nega esista un “sistema di potere” che a tutto pensa, tutto prevede e organizza e soprattutto tutto controlla in vista delle verifiche sul campo in termini di consenso. Ha perso Guardia. Ha vinto Floriano. Perché chi ai nostri giorni a Guardia voglia combattere la menzogna e l’ignoranza e scrivere la verità, deve superare un cumulo di difficoltà. Deve avere il coraggio di scrivere e dire la verità, benché essa venga ovunque soffocata. Ma è ancora importante dire la verità, ben sapendo che suonerà come parola nel vuoto? Ha perso Guardia. Ha vinto Floriano. Perché la gente è consacrata a un’imbecillità così laboriosa da sembrare invincibile. Perché oggi in questa comunità si sopravvive, galleggiando su una voragine di parole mal digitate sui social senza sapere a quale zattera aggrapparsi per non affogare, zigzagando tra aforismi, sentenze, pernacchie filosofiche, opinioni infondate, rutti collerici. Perché in questo paese non c’è più distinzione tra realtà e verità. E chi si permette di criticare è una figura sgradevole che si stiracchia narcisisticamente sulle proprie convinzioni. Ha perso Guardia. Ha vinto Floriano. Perché sembra che Guardia non sia mai stata così intelligente: si parla continuamente di cultura, di arte, di mostre, di eventi a sfondo “culturale” ma, allo stesso tempo, in modo sempre più fanatico e acritico, sull’orlo del tanto al chilo, forse perché non esiste un vero dibattito culturale. Forse perché Guardia è solo una realtà provinciale dedita al diletto. Di tanto in tanto acculturata. Ha perso Guardia. Ha vinto Floriano. Perché i cittadini guardiesi sembrano sempre più cervelli a chiusura ermetica terrorizzati all’idea di un punto di vista che vada in direzione contraria a ciò che vuole l’opinione pubblica (e Floriano).

Altro che “sistema 10%”

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Altro che “sistema 10%”, a Guardia la vera gara è tra realtà e fantasia. “…l’importo complessivo dei lavori che interessano il cuore del paese e che saranno ultimati nel mese di dicembre di quest’anno, è di oltre € 1.500.000…”. Come volevasi dimostrare. Non solo uova, carote, pane, latte e tovaglioli di carta, ma anche farina di sacchi altrui. Floriano tiene ben alta la sua lista della spesa solo per umiliare la nostra fantasia più sfrenata. “…le strade interessate sono ben 21, vale a dire: Via Marzio Piccirilli, Piazza San Filippo, Via Filippo Maria Guidi, Via San Cristoforo, Via Pietralata, Vico Pietralata, Via del Vaticano, Via Porta dell’Olmo, Via Pontile, Vico II Pontile, Via Rampa Monte dei Pegni, Via Restelle, Via Fabio Golino, Via Supportico, Via Michele Foschini, Via Piazzantica, Via Fontana, Via San Rocco, Largo Croce, Via Dietro gli Orti e Vico Carbonaro”. Altro che “sistema 10%”, a Guardia la gara è tutta tra fantasia e realtà. Manco il tempo di sfotterlo e gli annali della cultura tramandano le sue gesta e davvero ogni sforzo di questo povero blog è vano. E come se non bastasse nella penultima edizione di #Florianofalecose, la settimana d’incontri col pubblico guardiese, tra le kermesse più ambite per i frequentatori dei bar e le star dell’informazione locale, il mitico Floriano ne ha combinata una delle sue. Pensate ha fatto inserire due opere strategiche in “graduatoria” sul Fondo di Rotazione della regione Campania: la rete fognaria cittadina e delle contrade e l’adeguamento sismico (dopo quello del 2012, 2013, 2014, 2015) della scuola dell’obbligo “Abele De Blasio”. Pensate che scena: Floriano che sorseggia il succo di mirtillo stringendo tra le mani il suo iphone e mostrandosi alla gente che passeggia la domenica mattina con l’espressione di chi dice “ebbene sì, sono io, avete visto quanto sono bravo?”. Altro che “sistema 10%”, a Guardia la gara è nel record di salto in presunzione. Non c’è gara per la fantasia. Si sta sempre col fiato sospeso. Assessori che petulano e si agitano davanti a Floriano, tenendo sempre stretto al petto – ben visibile, la copertina – il depliant, in italiano, inglese e guardiolo, da consegnare alle frotte di turisti in procinto di arrivare entro fine dicembre, quando le opere saranno completate. “È in atto una vera e propria rinascita del borgo antico… che diverrà il cuore pulsante della comunità guardiese… grazie alla renovation (non è un refuso, è scritto proprio così, in inglese) in corso e alla grande quantità di lavori che stanno interessando tutta l’area. Ritornano al loro antico splendore strade, palazzi, chiese, e ciò rappresenta quel quid in più necessario alla vera partenza di un progetto di valorizzazione e rispetto del territorio e della sua storia…”. Gente che cerca di nascondersi dentro un calice di Quid. Altro che “sistema 10%”, a Guardia proprio non c’è gara. Altri che si nascondono sotto i tavoli mentre l’incolpevole responsabile dell’ufficio tecnico comunale ricorda a Floriano di preparare al più presto un comunicato sul riammagliamento della rete fognaria. Altro che “sistema 10%”, con Floriano in campo non c’è scampo. La realtà vince la gara con la fantasia. Non possiamo non aggiungere però che “Grazie anche alla collaborazione dei cittadini guardiesi Guardia potrà confermarsi ed imporsi sempre più come uno dei più bei paesi dell’entroterra campano”. Altro che “sistema 10%”.

Amedeo Ceniccola: un’ambizione stritolata

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L’ultima volta che ho incrociato lo sguardo di Amedeo Ceniccola è stato a un semaforo. Io aspettavo il verde e lui era nella sua auto grigia, sulla corsia esterna di via Roma, a Telese. Ci siamo guardati un istante. Giusto il tempo di riconoscerci reciprocamente (così, almeno, spero, perché forse l’ho riconosciuto solo io, non riconoscendo nulla di ciò che era stato lui). Era stato, lui, quanto di peggio e di meglio la politica potesse essere a Guardia. Era banale e geniale, allo stesso tempo. E se fosse utile scovare qualche stupidaggine ideologica, in lui – così incrostato di craxismo, dove tutto il cascame della propaganda del socialismo tricolore vi faceva alloggio – basterebbe svelarne la biografia. Si cambia. Ed è cambiato, Amedeo Ceniccola. Ha cominciato a non farsi riconoscere più parlando la lingua sofisticata di quelli che erano stati i suoi avversari del passato. Ed è cambiato, Amedeo Ceniccola. Per qualcuno è stato anche un bravo amministratore. Aveva un ruolo nella politica nostrana, era calato nella parte, e aveva un buon seguito di ammaliati, ovvero gente disposta a chiudere un occhio sui suoi capricci. Si cambia. Ed è cambiato, Amedeo Ceniccola. Ecco, forse ci ha messo un carico di buona fede. Lo voglio credere mentre se ne va via con la sua macchina grigia, immagino reduce dall’ennesimo baccanale nella sua nuova dimora di piazza Castello. E però devo confessarlo che mi è venuto difficile scrivere questo pezzo perché, insomma, tutto s’è consumato mentre l’ho riconosciuto dietro quel vetro. E il suo modo di buttarsi alle spalle una storia è stato certo il peggiore di tutti i modi. Perché l’avversione al manovratore non era omeopatia, era un veleno. Altrettanto quanto può esserlo oggi. Avrei voluto dirglielo se fosse durato ancora un minuto il semaforo rosso. È cambiato, certo, ma come i parvenu che ragliano al cielo la propria festosa mutazione, continua a cambiare fino a diventare uno scarto di quel manovratore che prima (forse) combatteva. E ha gettato nel cesso della storia di questa comunità la sua storia. È riuscito, lui, con le sue cravatte intonate e l’eterno completo grigio, a distruggere un ideale – un ambiente, una comunità di autentici – che aveva superato le persecuzioni, l’ostracismo e l’indifferenza. L’ultima domanda, quella che magari riesco a recapitargli con queste righe, è questa: “Amedeo, lo hai fatto un bilancio?”. Sicuramente sì, l’avrà fatto. E si sarà detto, sottovoce, di aver sbagliato. Avrà fatto mente locale e capito – una volta per tutte –, per quel che concerne la storia politica, di aver perso la stima di molti. E si sarà aggiustata, ben annodata al collo, la sua cravatta, bandiera di un’ambizione stritolata.

Tutto fumo e niente…

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A parte la tramutazione dell’acqua del Nilo e l’invasione delle cavallette le piaghe di Guardia hanno poco da invidiare a quelle d’Egitto, anche se a differenza del faraone, persona seria, qui ci tocca pure subire le supercazzole di Floriano. Una persona che vive in una Guardia incantata e tutta sua. Ed essere amministrati da un personaggio come lui, ve lo assicuro, significa per tutti gli altri uno sfasamento con la realtà. Finisci in una bolla spazio-temporale di false verità, in pratica balle ammantate di nulla assoluto, che ti rimbalzano intorno: incoming turistico, Unesco, multiculturalità, anglofobia, un valzer di sciocchezze buone solo a chiudere con un sigillo gli scheletri nell’armadio della sua gestione amministrativa. “Guardia Sanframondi… ha visto un incremento esponenziale di incoming turistico rappresentato da: 111 case acquistate, 50 nuove residenze di stranieri, oltre 200 ospiti, oltre affitti di lungo termine...”. Una frase da responsabile vendite di Tecnocasa. Una frase furba e anche abbastanza vergognosa. Come nel carattere del personaggio. Una frase da Oscar. E dopo gli Oscar per i migliori film, ci vorrebbe un Oscaretto per le sue migliori supercazzole. Retoriche, false: paradossali come il film dei suoi anni passati da sindaco. Il film più deprimente, decadente e oscurantista degli ultimi anni di questa comunità. Il referto medico-legale in forma burocratica di una comunità morta di futilità e inutilità. Gestita da una fauna umanoide disperata e disperante che non crede e non serve a nulla. Si salva solo chi muore, o fugge da Guardia. Scambiare il film girato da Floriano in questi anni per un inno al rinascimento di Guardia (peraltro sfuggito ai più) significa non averlo visto o, peggio, non averci capito una mazza. Ci son voluti gli americani, direi il mondo intero, per riconoscere le capacità di quest’uomo. Erede diretto dei Sanniti, Normanni e Angioini, vaneggia sulla “presenza dei citati stranieri ha suscitato notevole interesse da parte di diverse emittenti televisive internazionali (CBS, NCB, BBC), che hanno trasmesso servizi realizzati a Guardia Sanframondi, e il canale HGTV ha mandato in onda due episodi del programma “House Hunters International”. Sproloquia di “siti di interesse storico culturale, paesaggistico… Talenti di provenienza estera”. Contento lui. L’assolutismo di Floriano sta volgendo ormai verso il delirio di onnipotenza: all’interno del Palazzo e anche fuori, al motto di “non avrete altro sindaco all’infuori di me”. L’espressione rituale  “Buongiorno dottò… mi raccomando” è una forma di saluto molto diffusa nella nostra comunità. Utilizzata normalmente da gente scaltra e determinata nel difendere i propri privilegi. Floriano sa che, alla luce delle recenti vicende giudiziarie, non è facile dire che tutto va bene. E allora via libera a una sapiente campagna di propaganda. Giorni fa, in una spiaggia della Maremma Toscana, dei miei vicini di sdraio parlavano dell’“emergenza cinghiali” in quella zona (dicevano proprio così). Una signora probabilmente del luogo, a suo dire, evidentemente molto informata sui fatti sosteneva che se l’italica razza dei cinghiali sta generando belve assetate di sangue umano, la colpa è dell’invasione degli aggressivi cinghiali rumeni, per non parlare di quelli albanesi, con cui si sono incrociati. Lo ammetto, chiudere gli occhi e ascoltare le altrui stronzate accarezzato dalla brezza marina mi ha fatto scivolare in un’anestesia intellettuale ai limiti della beatitudine. La stessa che mi assale oggi osservando la valanga di immagini e immagini postate sul profilo Facebook del Comune sullo stato di avanzamento dei lavori, a dimostrazione che il centro storico di Guardia sta cambiando. Il racconto di un presunto “cambiamento”, che come l’Araba Fenice che vi sia, ciascun lo dice; dove sia nessun lo sa. Pura sceneggiata. Presunto anche perché (ed è sotto gli occhi di tutti) in larga parte il centro storico è in rovina e abbandonato. Di fatto una colossale mistificazione. Tutto puro illusionismo. E intanto il business progredisce…

“Non sembra Guardia”

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“Non sembra Guardia”. Basta questa espressione a capire l’umore che impregna fino al midollo il cittadino medio che vive questo periodo della nostra comunità. Il guardiese quando vede qualcosa di curato, di sistemato, di attento, di fatto con amore e con rispetto guarda con circospezione, con sospetto. Ci deve essere qualcosa sotto. Se una strada non è sgarrupata, trasandata, un po’ sporca c’è qualche cosa che non torna, vorranno fregarci? “Non sembra Guardia”. Ogni cosa bella “non sembra Guardia”. Fateci caso. È questo che si sente ripetere quasi giornalmente. Se oggi andate nel centro storico, concentratevi e guardate che roba. Lo esclamerete anche voi: “Non sembra Guardia!”. Pavimentazione in pietra locale, illuminazione finemente retrò, prospetti delle case intonacati e intonati, infissi e serramenti rigorosamente in legno. Se passale lungo via Municipio, il “salotto di Guardia”, concentratevi e guardate che roba. Lo esclamerete anche voi: “Non sembra Guardia!”. Panchine ben posizionate, illuminazione finalmente di caratura europea, arredi urbani corretti, cartellonistica moderna, gente rilassata seduta a leggere e a parlare, marciapiedi di selciato e betonella, niente auto, aiuole affidate piuttosto curate, dimensioni delle carreggiate corrette tanto che la sosta selvaggia è pressoché inesistente e questo comporta ad una migliore pulizia della strada che appare linda, ben curata. Intanto sulla Pagina Facebook del Comune si può navigare e scoprire, dalle immagini, come era via Dietro gli Orti prima della riqualificazione. Come era via Marzio Piccirilli prima della nuova pavimentazione. Cosa diavolo è successo qui? Quanto accidenti ha speso il Comune per ottenere questo risultato? Non ha speso nulla. Tutti soldi intercettati sulla strada di Napoli, Roma e Bruxelles. Cosa ne pensano i cittadini? Cosa dicono oggi che affacciandosi alle finestre hanno una visione europea e occidentale come se si fosse a Montalcino? “Non sembra Guardia”. Cosa ne pensano le frotte di turisti che assaltano ogni giorno Guardia? “Non sembra Guardia”. Cosa pensano di Guardia appena superato il cimitero? Appena si è lasciato alle spalle il sito dell’ex discarica? “Non sembra Guardia”. Cosa ne pensano i cittadini che dimorano in via Guglitiello, via Morrone, via Cesco Martone, via Arena, ecc… ecc…? “Non sembra Guardia”. Cosa ne pensano delle opere progettate e mai realizzate? Cosa ne pensano di quel fabbricato posto subito dopo via Sant’Antuono, nella parte alta di Guardia, una struttura che versa in uno stato di totale abbandono, la cui destinazione originaria era quella di un centro anziani. Una costruzione, di proprietà del Comune, che vide i primi lavori qualche decennio addietro, diventata un ricettacolo di rifiuti e di erbacce. Un cantiere dove da lustri non si vedono operai al lavoro né sono note le ragioni per le quali i lavori di completamento dell’opera e riqualificazione dell’intera area appaiono allo stato una chimera: e pur conoscendo la lentezza della macchina comunale non si  riescono a comprendere né a conoscere i motivi per i quali i lavori non sono stati portati avanti in questi anni fino al completamento dell’opera. Al punto che molti si chiedono perplessi, se il progetto della casa anziani sarà mai realizzato. “Non sembra Guardia”. A questo punto manca solo l’ultimo atto: il cambio di nome, da Guardia a Montalcino.

Il sindaco Panza e la presunzione d’innocenza

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Ogni tanto, in questo paese, anche la politica riesce ancora a regalarci momenti di autentica commozione. Il comunicato, apparso nei giorni scorsi (con appena 7 mesi di ritardo ), sui motivi della rinuncia a costituirsi parte lesa nel processo denominato “sistema 10%” da parte del comune di Guardia, è uno di questi. Sia detto per inciso, se i politici si giudicassero dai loro comunicati stampa, il sindaco Panza sarebbe un politico perfetto. Anche se, viene sempre da domandarsi: “Ma chi glieli scrive i testi a questo?”. «Possiamo assicurare di non essere restati con le mani in mano e, trattandosi di argomenti dalle notevoli sfaccettature giuridiche ed umane, abbiamo evitato, come eviteremo, un inutile clamore che certamente non gioverebbe alla immagine della nostra Comunità». Un perfetto ragionamento lapalissiano, un’affermazione le cui conclusioni appaiono immediatamente ovvie e scontate o troppo inquietanti, e sarebbe quindi del tutto inutile dissertarne.

È inutile, non ce la fa, è più forte di lui. Non gli basta aver interpretato il voto come una cambiale in bianco che trasforma un amministratore pubblico in un boss. Non ce la fa perché odia le regole, specie se servono ad aggirare discussioni, dibattiti, approfondimenti, chiarimenti e spiegazioni. Non ce la fa, e fa orecchie da mercante a una legittima richiesta dell’opposizione e dei cittadini in merito alla mancata costituzione nel processo iniziato in queste ore, una specie di monumento alla disseminazione di denaro pubblico. I cittadini sono quel che sono, ma dovrebbe almeno fingere di rispettarli. Oltretutto sono inoffensivi. E anche se oggi “vogliono” credere in lui e gli perdonano tutto, è più per disperazione che per convinzione. E come se non bastasse dimostra disprezzo per tutto ciò che è controllo dell’operato del pubblico amministratore.

Certo, è molto più facile chiedere pareri giuridici, consultare “fonti qualificatissime e specialistiche” (pagati da noi), che dare risposte. È molto più facile dare, sia pure indirettamente, degli “incompetenti” ai propri concittadini proponendo fantasiose giustificazioni giuridiche, che assumersi le proprie responsabilità politiche e trarre le dovute conclusioni. E non è solo una questione di regole etiche e morali: è il comune sentire della stragrande maggioranza dei cittadini che lo chiede. Per un motivo banale: seppur estraneo (fino a prova contraria) alla vicenda di cui si parla, il dirigente responsabile è stato nominato da lui. Ma bastano gli standard etici e morali comunemente accettati a indurlo a sloggiare ipso facto? La risposta, purtroppo, è no. È da una vita che in Italia si approvano “codici etici” e intanto si ruba come prima più di prima. E la corruzione è ormai considerata una variabile indipendente della politica e dell’economia. E poi, dalle nostre parti non se ne va mai nessuno, nemmeno dopo che i carabinieri gli hanno messo le manette. Anzi, c’è chi, per molto peggio, è diventato onorevole, ministro…

«Va premesso che solo al momento della conclusione del processo avremo una sentenza di condanna o assoluzione, per cui, allo stato dei fatti, il Comune non può che rispettare sia il lavoro degli inquirenti sia la dignità degli inquisiti, i quali solo nel processo avranno la possibilità di potersi difendere». Sia chiaro, qui nessuno si è convertito in tarda età al giustizialismo “manettaro” che vorrebbe “incriminare chiunque” in base ai soliti “sospetti”, “sentito dire”, “odori di fritto”, ma nella vicenda denominata “sistema 10%”, che probabilmente (!!!) tocca anche il nostro Comune, non può prevalere la solita ridicola interpretazione della “presunzione d’innocenza” fino a condanna definitiva, giustificata con il consueto gargarismo del “garantismo”: un principio che vale all’interno dei processi, ma non ha nulla a che vedere con la regola etica che dovrebbe darsi a prescindere la politica. Anche se fosse tutto lecito, non si ritiene che avere avuto un proprio nominato sotto processo crei qualche piccolo “problema di opportunità politica”? Di fiducia nell’istituzione Comune? Conosciamo l’obiezione: è soltanto una quisquilia, un incidente professionale, un’afflizioncella quasi obbligatoria; ma chi poteva mai immaginare che un brillante professionista, da me nominato (e solo in seguito rimosso) a capo di un ufficio centrale per l’ente che ho l’onore di rappresentare, anziché darsi da fare contro l’illegalità, l’avrebbe praticata (come è sospettato di aver fatto)? Forse, in futuro, al posto delle splendide location scelte dalle Città del Vino, al nostro sindaco una visita guidata al Museo Lombroso di Torino, che espone i crani imbottigliati in formalina dei manigoldi più famosi, non guasterebbe. La criminologia fisiognomica sarà pure una teoria superata, ma – visto come siamo conciati   – può ancora servire a riconoscere dalla faccia certi personaggi meglio di un curriculum.

Mi sia consentito, infine, in tema di corruzione, un suggerimento per il sindaco Panza e gli attuali amministratori e per quelli che verranno. Il sindaco di New York Rudolph Giuliani “stroncò la corruzione negli appalti comunali, specie nel business dei rifiuti, con un sistema molto semplice: impose agli aspiranti dirigenti comunali e ai manager delle imprese concorrenti alle gare d’appalto di firmare una dichiarazione scritta in cui accettavano di subire intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali a sorpresa. Chi non firmava aveva qualcosa da nascondere, ergo era escluso dall’appalto, dalla carica, da uffici e contratti comunali. Le mazzette scomparvero. Anche in America la presunzione di non colpevolezza è sacra, ma nella Pubblica amministrazione ci si regola diversamente. A mali estremi, si ribalta addirittura l’onere della prova e si chiede a chi maneggia denaro pubblico di dimostrare di essere onesto”. Caro sindaco Panza, lei che li conosce bene, sono pazzi questi americani?

L’autovelox e la politica sannita fatta alla Totò e Peppino

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Come al solito la politica sannita, quella, per intenderci, alla Totò e Peppino, non ci fa certo annoiare. Prendiamo quattro episodi di quest’estate appena trascorsa. La storia degli abbonamenti gratuiti ai trasporti pubblici per gli studenti che addirittura è una raccolta fondi, sì, perché gli stessi studenti sarebbero costretti a pagare 50 euro come anticipo, dieci a fondo perduto per i legittimi costi di gestione e 40 come cauzione (cauzione per cosa non si capisce proprio. Tra l’altro ci dicono che del servizio di abbonamento gratuito potrà beneficiare il 95 per cento degli studenti. Solo che poi si dimenticano di spiegare che i 15,6 milioni stanziati non potranno mai coprire il fabbisogno reale che sarebbe almeno di 60, quattro volte tanto. E dunque che tre su quattro ne rimarrebbero esclusi); quella dei rimborsi per l’alluvione nel Sannio dello scorso anno che in realtà sono un contentino a prezzi da boutique; quella della pavimentazione stradale della Telesina, una strada a scorrimento veloce, e quella degli autovelox piazzati sulla stessa per far cassa: quattro vicende, quattro esempi di novello stile feudale ammantato di normalità. Non è semplice cercare di andare oltre il disorientamento. Non è semplice ma è necessario farlo. Perché, di fatto la politica dalle nostre parti è quella del gioco delle tre carte, dove gli espedienti sono almeno all’apparenza più sofisticati di quelli utilizzati da due grandi attori, Totò e Peppino, ma certo non meno cialtroneschi. Per spiegare meglio, a mo’ di esempio, prendiamo la storia degli autovelox piazzati in punti strategici della Telesina facendo finta di avere a cuore i destini degli automobilisti, abbassando per giunta il limite a 60 kmh. Una vera e propria gigantesca gabella quella degli autovelox, in sé strumento utile che diventa altro quando utilizzato in modo distorto. Sulla strada a scorrimento veloce Telesina più che Totò e Peppino, sarebbe meglio tirare in ballo Massimo Troisi e Roberto Benigni e la scena cult del film “Non ci resta che piangere”. Quella con la guardia che continua a domandare “Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!”. Che differenza c’è infatti fra questi gabellieri e un Comune come quelli di Paupisi, Castelvenere, Torrecuso, Puglianello, ecc. che probabilmente nel loro bilancio hanno più del dieci venti per cento delle entrate basato sulle multe da codice della strada? In sostanza da autovelox, perché prima dell’avvento di questo bancomat della finanza pubblica sicuramente la somma preventivata era meno di un decimo. Cosa possiamo aspettarci se non uno sfruttamento intensivo dello strumento, piazzato non nel punto più pericoloso della strada ma in quello dove gli automobilisti sono indotti in tentazione? Che può accadere in un Comune così, quando il conteggio delle multe sarà sotto le previsioni? Cosa farà il sindaco di Castelvenere, di Torrecuso, di Puglianello, di Paupisi, ecc., chiamerà il capo dei vigili e lo esorterà a far di più, a piazzare altri “strumenti”? “A prescindere”, come direbbe Totò. Una storia, quella dell’autovelox, un esempio di novello stile feudale della politica sannita ammantato di normalità. Così ammantato che i più quasi non se ne accorgono. Purtroppo.