Guardia Sanframondi: “Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo…”

Da tempo, si sa, esprimo (unica voce nel deserto dell’indifferenza) una linea dissonante nei confronti della pseudo-politica di questo paese e del sindaco Panza in particolare, e il blog su cui scrivo è l’unica isola su cui (chi vuole) può approdare in questo paese. Chi ha idee come le mie non è facile che trovi tribune accoglienti in una comunità come Guardia. Le mie idee saranno giuste o sbagliate, lo dirà la prova dei fatti, ma tutti i miei giudizi nascono da ragionamenti, privi di rancori o vantaggi personali, mossi solo da passione di verità e da una testimonianza di vita e di coerenza, costi quel che costi. Detto ciò, ringrazio tutti. Il paese, la comunità, i miei concittadini. Li ringrazio, e per questo non potrò mai andar via come un clandestino. Perché voglio bene a questo paese, sul serio. Ringrazio tutti. E uno speciale ringraziamento va in primis a quanti in questa comunità, da posizioni di potere, mi hanno contrastato, dileggiato, impedito o almeno limitato di esprimere agevolmente le mie idee, di dialogare in modo civile. Spocchia, arroganza, astiosi silenzi e soffici impedimenti. A livello politico, civile, umano, professionale. E ringrazio quanti continuano a farlo tutt’oggi. Un particolare ringraziamento va poi agli uomini e alle donne che soltanto pochi mesi addietro dicevano di volersi contrapporre e contrastare l’egemonia di Floriano Panza. E che oggi sono scomparsi, e se non sono scomparsi non fanno, non scrivono, non prendono la parola, non intervengono (se non virtualmente), o lo fanno il meno possibile. Li ringrazio anche se in una comunità libera e plurale sarebbero dovute essere in competizione due entità fluide che si riconoscono reciprocamente e apertamente si sfidano, nel nome di due differenti opinioni pubbliche e due diverse visioni del mondo. Invece non succede. Li ringrazio per aver isolato la mia voce, facendo così il gioco di Floriano. Li ringrazio perché se vivessimo in una comunità libera e plurale, davvero democratica, ci sarebbe chi dà voce e ascolta le richieste della massa critica dei cittadini, non solo a livello politico. Basterebbe  scorrere gli atti pubblici, le carte dell’amministrazione per accorgersi di quello che accade giornalmente in quella che avrebbe dovuto essere una casa di vetro: i clientelismi, i conflitti di interesse spaventosi, appalti, consulenze, incarichi professionali addirittura assegnati a parenti degli stessi amministratori, ecc… Perché non lo si fa? Chissà, forse perché nel loro pantheon è gradita l’icona Floriano Panza, che serve a giustificare il teatrino delle apparenze e delle appartenenze? È inutile fare nomi, sapete tutti a chi mi riferisco. Quel che è certo è che li ringrazio, come ringrazio i narcotizzatori che gestiscono la comunità, e grazie a loro che ho potuto comprendere e approfondire molto di questo paese, senza dar conto a nessuno, liberamente. Li ringrazio perché è grazie a loro e all’ozio forzato che mi hanno regalato in questi mesi, ho accumulato notizie, storie, risorse, tempo e rabbia; una vera e propria fuga dalla realtà, e sicuramente una visione più “leggera” dell’esistenza. Li ringrazio per avermi (averci) fatto comprendere che Guardia non ha più speranza. Li ringrazio per non farmi avvelenare la vita e riuscire a mantenere l’equilibrio psico-fisico. Perché l’arroganza del potere a Guardia, può fare danni seri soprattutto quando si permette che agisca indisturbata. Un potere clientelare e culturale saldamente nelle mani di Floriano Panza e della sua ideologia. Dove ogni opinione contraria non viene presa in considerazione e chi la esprime è considerato uno che non ha diritto di parola ed è anzi inesistente (è inevitabile che alla fine Guardia sia rappresentata dai peggiori). E chi esprime quelle idee è posto ai margini, non ha spazi, è ricacciato nel buio. Un ulteriore ringraziamento all’opposizione istituzionale perché oggi, anche grazie a loro, mi sento saldamente e semplicemente un “domiciliato” di questo paese. Una gratitudine speciale devo a quanti in questi anni mi hanno offerto di vedere di persona come viene deformata la verità dei fatti e deflorato il rispetto per la dignità altrui se sono in gioco il livore di parte o l’interesse di gruppo. Li ringrazio perché grazie a loro ho visto come è possibile agire e pensare in un modo e vedersi attribuire il loro rovescio; grazie a questi notai della falsificazione a vantaggio del potente di cui sono dipendenti, ho visto divergere la realtà dalla sua rappresentazione. La menzogna e l’omissione dominare la narrazione pubblica dei nostri giorni. Li ringrazio perché grazie a loro sappiamo cosa vuol dire vivere sotto una cappa di conformismo e di speciosa libertà, navigando tra un potere cinico e una egemonia arrogante, tra i fanatici, gli opportunisti e i nichilisti di Guardia, ovviamente vincenti. E quel che leggerete in futuro è anche colpa e merito loro. Li ringrazio e cercherò di non chiudere il rapporto con loro e soprattutto con chi mi segue da tempo su questo blog e come me è abituato al gusto aspro della libera verità, anche quando è scomoda, per noi stessi o per chi abbiamo, in spirito di libertà, criticato. E finché ne avrò la voglia e la possibilità, continuerò a denunciare, scrivere e dire quel che penso, e non mancherò di far sentire la mia voce e anche i miei pensieri dell’anima, quelli più legati all’attualità guardiese. Ma non ce l’ho con loro, mi sono pure simpatici, e in ogni caso so distinguere il loro lato sciagurato dalle loro qualità, che riconosco. No, non ce l’ho con loro. Magari, diversamente da me, hanno il terrore di perdere piccole o grandi posizioni svelandosi agli altri come in realtà sono. E per affermare una qualche loro inesistente forza adoperano ogni strumento possibile: furbizie, dispetti, invidie e ruffianerie. Non ce l’ho con loro, ce l’ho col loro dito indice. Quel ditino ammonitore che ruota nell’aria ogni qualvolta pretendono d’insegnare agli altri la morale e la coerenza che non praticano o peggio quando disprezzano, ignorano, escludono chi non sta nella loro brigata. È quel ditino che in vita mia non ho mai amato, soprattutto quando decretava chi fossero i migliori e chi i dannati; ma ora che so, io quel ditino non lo sopporto più. E non permetto a nessuno di mettermi all’indice, all’indice voi non mettete più nessuno. “Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo”…

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