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Requiem per l’informazione

È inspiegabile alla luce della ragione, la differenza che esiste nei media tra il clamore del caso Raggi, rispetto all’olimpionica benevolenza con cui viene trattato il caso Sala (che, ricordiamo, si ritrova indagato perché ha dovuto commettere reati, piccoli o gravi che siano, per riuscire a realizzare Expo. Grave perché non si può piegare la legge al raggiungimento del risultato, qualunque esso sia). A prescindere da qualsiasi considerazione politica, giudizio e pregiudizio, Milano e Roma sono le amministrazioni che rispecchiano le posizioni contrapposte del Paese. A Milano Sala con il Pd governativo, espressione del renzismo. A Roma Raggi con il M5S della rivolta anti Pd, post mafia capitale. Si tratta di due eventi molto diversi, ma dai media trattati subdolamente come se il caso Sala non fosse in tutti i suoi aspetti l’espressione emblematica del mefitico spirito del tempo dove politica e appalti, cialtroneria e mafie, emergenza e inefficienza, consenso e denaro si legano in un nodo inestricabile. Non ho votato M5S, ma è indubbia oggi la malafede dei media contro questo movimento. Dall’altra parte è possibile, è probabile che il M5S abbia scelto male il candidato al comune di Roma, puntando su un personaggio che fin da subito non ha voluto fare il repulisti necessario in Comune, il che mette in luce le difficoltà di un movimento che rimane ancora magmatico, ma è certo invece che il Partito democratico abbia scelto benissimo il sindaco a Milano. La differenza morale prima ancora che politica sta nel palese errore dei primi e nel non errore dei secondi. Ciò detto, possiamo alzare tutta la cagnara che vogliamo, ma ciò non toglie che sono bastati i casi Milano e Roma, per fare emergere violentemente e ribadire il funerale dell’informazione e dei media in questo Paese. Oggi l’informazione è definitivamente morta. Defunta. Umiliata. Usurata dal tempo e assuefatta al potere. Incapace di essere credibile e performante. Di aggiornare la propria identità, che invece ciondola succube dell’indecoroso disfacimento della Seconda Repubblica, del suo ceto politico scadente fino all’inverosimile, della corruzione, dello spaventoso declino del Paese, del tentativo di questa classe politica di attribuire anche alle forze anti sistema le proprie stesse tare, mentre si cerca di esorcizzare e di normalizzare gli scandali del potere: un’informazione incapace di ascoltare il primo vero tocco di campana a morto.

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