Buon Anno dal Medioevo

La fine dell’anno è sempre un tempo di bilanci e prospettive. Di prospettive, giacché si rivolge lo sguardo all’anno venturo ormai prossimo. È un momento di bilanci, invece, in quanto si rivolge retrospettivamente lo sguardo all’anno ormai prossimo a lasciarci. Senza dubbio, per il nostro Paese, il 2016 è stato l’anno della bugia. Non si contano, infatti, la quantità di bugie, falsità, ipocrisie che la classe politica al governo del Paese è riuscita a somministrarci quest’anno. Ci ha riempito quotidianamente di dati, indicatori, numeri sulla crescita, sul benessere, che non abbiamo né visti né sentiti. Eppure stanno ancora lì, hanno solo cambiato il finto rottamatore con il suo gemello in sedicesimi, ma tutti gli altri nonostante le promesse sono rimasti incollati alle poltrone, come se il quattro dicembre avessero vinto loro. Chiudiamo il 2016 con più povertà, più ingiustizia, più giovani disoccupati, un fallimento che questi signori spacciano sfacciatamente per successo. Chiudiamo l’anno con la gente avvelenata dai disservizi, dall’insicurezza, dagli scandali e dal menefreghismo, uno schifo insomma. Chiudiamo l’anno con meno fiducia nelle istituzioni. E non si ottiene fiducia semplicemente chiedendone, oppure dicendo: fidatevi di noi. Per la mia comunità poi il 2016 è stato l’anno del definitivo ritorno al Medioevo. Chiudiamo l’anno con la consapevolezza di aver perso, perché abbiamo delegato le nostre vite ai notabilati. A una cerchia di neofeudatari, controllati con mano ferrea ma abilmente moderna da un “egocentrico” in pensione. Cioè l’io unico centro. “L’egoismo non emerge in un’alta considerazione di sé, ma nella ricerca del proprio vantaggio, nel pensare per sé:, nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi”, scriveva Oscar Wilde. Un rapporto, un fenomeno malato che altera il rapporto corretto tra il politico e il cittadino. Abbiamo perso perché abbiamo avallato una politica feudale che imperversa da oltre 40 anni e che statene certi si tramanderà, come una dote, una carica nobiliare, avendo un solo scopo, mantenere il potere. Una politica senza fiducia, un frutto avvelenato, che ha spianato un’autostrada all’illegalità. Abbiamo perso perché politica per molti è ormai una parola che ha perso rispetto. Non risuona più come autorevole: è solo sinonimo di intrallazzo, accordo, compromesso, qualcosa di marcio. Impastata di quel cinismo che fa pensare che tutto sia inutile e l’impegno superfluo. E allora mi domando: esiste in questo paese qualcuno che nel 2017 abbia ancora la forza morale di reagire, di contrastare il marciume, la negatività con cui il sistema è nutrito? Esiste in questa comunità, che produce soltanto emigranti, disoccupati e pensionati, qualcuno che abbia l’onestà intellettuale di indignarsi per lo sperpero continuo di denaro pubblico utilizzato soltanto per soddisfare i capricci dell’“egocentrico” in pensione? Esiste qualcuno che il Medioevo lo vuole superare con un nuovo Rinascimento? La politica e la massa critica (se ancora esiste) riesce a reagire a tutto questo o, come sono portato a ritenere, ha perduto ogni dignità? Certo, scrutando le facce ritratte nella foto in testa, più di qualche dubbio resta. Buon Anno.

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