Scissione sì, no, forse

In un batter d’occhio siamo passati da Sanremo al congresso Pd. Di voto anticipato, nemmeno a parlarne. Poco importa un Paese che va a rotoli, che ha bisogno di risposte. Oscurare il risultato del referendum era dura, gli eroi del Pd ce l’hanno fatta! Non era facile. Ci vuole del talento e del metodo. E i nostri eroi del Pd, in effetti, di fantasia ne hanno da vendere. Scissione sì, no, forse. “Siamo i caschi blu del Pd, fermatevi”, è l’appello dei Giovani Democratici per evitare la scissione. Caminetti notturni, Area Dem, Giovani Turchi… Ricapitoliamo. La minoranza Pd non vuole il congresso subito e minaccia la scissione perché ha bisogno di altro tempo. Non per lavorare nell’interesse della comunità, sia chiaro, ma per le mirabolanti strategie personali dei propri esponenti. (A proposito: in caso di scissione, la pornostar Malena con chi va?). Unico tormentone, fare fuori Renzi. Ciò è bene e giusto. Ma Renzi, a sua volta vuole liberarsi della minoranza, allora, chiede di fare presto per andare al voto. Apriti cielo: la minoranza minaccia la scissione, non vuole il voto subito, si perde il vitalizio. “Extra Ecclesiam nulla salus” (Al di fuori della Chiesa non v’è salvezza), tuona Fassino. Dice che ci vuole il congresso prima del voto e che il governo Gentiloni deve durare fino alla scadenza naturale, cioè nel 2018. Renzi invece si dice pronto al voto e convoca subito il congresso. Tanti interventi sulla stampa, nei tg, nei talk show. Oltre a quello di Speranza, chissà quante altre “facce come il culo” ha individuato Giachetti in occasione dell’ultima Direzione del Pd. Ah, saperlo! “Non vogliamo un partito di Renzi”, dice Bersani. Scissione sì, no, forse… Ora, come è possibile che, di fronte ad una simile prospettiva, niente affatto remota o irrealistica, il partito che pretende di essere l’erede di De Gasperi e di Togliatti, di Fanfani e di Berlinguer, vada ancora supinamente dietro al revanscismo assurdo e arrogante di un perdente che da anni non ne azzecca una? Insomma il vaso è proprio colmo. Scuse su scuse, una sola verità: la minoranza vuole solo demolire Renzi e gestire le candidature alle prossime elezioni. Renzi vuole liberarsi della minoranza per avere a sua volta le mani libere. A questo punto non importa che cosa si pensi di Renzi, della sua C aspirata e quel senso dell’umorismo da quattro soldi, che si arrabatta per rimanere al vertice e forse ce la farà. Vedremo. Poco importa pure della struttura verticistica del Pd, di Bersani, di Emiliano, Speranza, Franceschini, Cuperlo, Orlando e D’Alema. Chi rifiuta chi. Insomma è chiaro a tutti, nel Pd si litiga per mantenere o conquistare il potere, cioè le poltrone, le idee contano molto meno dei posti e degli stipendi. A noi della probabile scissione del Pd non importa nulla. Le notizie infauste provenienti da quest’area politica seminano indifferenza. A parte il fastidio antropologico, se ai militanti del Pd va bene consegnarsi adoranti a siffatti personaggi, facciano pure: possono anche spartirsi le poltrone del cinema Ambra Jovinelli, le cariche con il tiro alla fune o la gara di rutti, per quanto ci riguarda.  Punto e a capo.

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1 thought on “Scissione sì, no, forse”

  1. Complimenti per l’ottimo sito, molto curato e nello stesso tempo facile da utilizzare!mi sono trovato davvero bene, lo consiglierò di sicuro a tutti i miei colleghi!un bacio

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