L’eresia è compiuta

Ebbene, l’eresia è compiuta. L’eretico salirà sul rogo. Non quello allegorico che è già in atto da anni. Quello suo personale. Quando Giordano Bruno è condotto al rogo getta in faccia ai suoi carnefici le parole: “Forse avete più paura voi nell’infliggermi questa condanna, che io nel subirla”. È così pronto, 417 anni dopo il nolano, un altro eretico subisce la punizione. Al punto che può immaginare sin d’ora la cerimonia pubblica con cui gli Eletti celebreranno il castigo. Una sentenza col cerimoniale obbligato, mai modificato nel corso della storia di questa comunità. Lo immagina in piazza Castello. Una piazza colma, e a colmarla è una folla che ancora non ha capito bene chi sia il reo. Che cosa voglia, da che parte sta. In compenso la cosa diverte come un quarto di finale di Champions League al Santiago Bernabéu. Un diversivo. Intanto le campane di San Sebastiano suonano a morto. Tacevano da un’eternità le campane. E in questo scenario sfila il corteo. Ad aprirlo gli Eletti che avanzano levando lo stendardo del Comune con i vigili che per la solenne occasione indossano la divisa per le celebrazioni solenni. Poi il Grande Inquisitore che incede cavalcando un purosangue allevato alla Tenuta Farciola. Infine gli avventori da bar, strappalacrime, felici dell’ormai imminente martirio, che declamano a squarciagola Requiem Aeternum. Lo immagino senza crederci troppo: sia chiaro. Perché in questo paese il castigo non avviene con i roghi di sarmenti di vite, con le catene, le sevizie o torture. No! Avviene quando si dice: “O la pensi come me o muori”. Quando si dice: “Scegli. Sei libero di non pensare o di pensarla come me. E se la penserai in maniera diversa da me, io non ti punirò con l’inquisizione, ti condannerò alla morte civile e la gente non ti ascolterà. Anzi, per non essere a loro volta inquisiti coloro che la pensano come te ti abbandoneranno”. Perché tutto si può esprimere, tutto si può diffondere, fuorché il pensiero che denuncia la verità.

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