Le contraddizioni dei Riti Settennali di Guardia Sanframondi

Tra le molte icone degli imminenti Riti Settennali di Penitenza di Guardia Sanframondi vi è senz’altro quella di essere un momento di contraddizione, capace di creare molte attese nel popolo ma anche di alimentare dispute infinite sulla validità, agli albori del terzo millennio, di questa esperienza. L’idea per alcuni che la manifestazione fosse solo un fatto di puro esibizionismo o un fenomeno da baraccone ha da sempre accompagnato la vicenda Riti: d’altra parte il dubbio si innesca naturalmente di fronte alla facile voglia di scetticismo delle masse. Lo stesso atteggiamento ufficiale della Chiesa, di fronte a un fenomeno così complesso e così popolare, è sempre stato ispirato a una notevole dose di prudenza. Le recenti dichiarazioni di autorità religiose del territorio poi, secondo cui i Riti Settennali di Guardia possono essere definiti alla pari di una “sagra di paese”, o un “semplice appuntamento folkloristico”, non fanno altro che alimentarla. Ma al di là delle legittime critiche, l’evento guardiese ci dice, per contro, che il bisogno di fede è ancora diffuso in ampie quote di popolazione. Sebbene in un ambiente di mutata devozione popolare, cangiante con il continuo e repentino evolversi delle dinamiche sociali, i Riti Settennali di Penitenza di Guardia occupano un posto di grande rilevanza non solo sotto il profilo spirituale – che comunque afferisce alla sfera intima del sentimento religioso di ciascun fedele – ma anche dal punto di vista della tradizione che si alimenta di edizione in edizione con numerosi contenuti storico-religiosi-simbolici che riconducono ad alcuni tratti dei fondamentali paradigmi della religione cattolica. I Misteri, i quadri plastici a rappresentare virtù, angeli, glorie celesti, i disciplinanti, le processioni, le funzioni religiose, le veglie e le adorazioni quindi la Processione generale con i “Battenti”, l’incontro con l’Assunta, si svolgono in una suggestiva atmosfera che richiama, in maniera immutata, le secolari tradizioni di una comunità che vive con fede il significato dei Riti, anche attraverso la forma estrema della penitenza corporale.

Forse ciò farà storcere il naso a qualcuno. Tuttavia, al di là degli aspetti pertinenti la sfera religiosa di ognuno di noi, è un dato di fatto che i Riti Settennali di Penitenza di Guardia offrono oggi a molti un palcoscenico e, fatto non marginale, l’occasione per far cassa. La fede come prodotto di consumo, dunque. D’altronde, si sa, in tempo di crisi, la fede può tornare utile al mercato. Qualsiasi forma di mercato. Tutto legittimo, per carità. Quando si prevede per l’occasione l’afflusso di decine di migliaia di fedeli, il richiamo del sacro si manifesta ancora in tutta la sua potenza. Un flusso che riferendosi all’evento guardiese non si è mai attenuato nel corso degli anni, nemmeno con l’avvento di una società in cui si è ridotto il peso della religione nella vita quotidiana delle persone.

Ma ciò che a molti sfugge non è quello che volgarmente potremmo definire “il business della Fede”, ma l’eccessiva esposizione mediatica dei Riti. E la punta dell’iceberg è una amministrazione locale (guidata dal sindaco Panza) che, negli ultimi anni, avvalendosi della peculiarità della manifestazione religiosa, mescola fede e affari, turismo, spiritualità e fascino del trascendente. Una passerella mediatica incomparabile per una classe dirigente inadeguata. La presenza dei grandi media nazionali e internazionali, studiosi o presunti tali, giornalisti, presentazione alla Sala Stampa del Vaticano, eventi di contorno che nulla hanno a che vedere con il carattere dei Riti, ecc. Insomma, quale migliore occasione per una classe dirigente da sempre assente per quanto riguarda le endemiche problematiche della comunità, entrata a gamba tesa nella gestione e preparazione dei Riti, il cui compito istituzionale – è bene ricordarlo -, dovrebbe essere limitato al solo supporto logistico e della sicurezza. Ecco, dunque, perché i Riti di Guardia, un luogo comunque rappresentativo di una devozione popolare intima autentica e profonda, rischiano di apparire agli occhi dei più, grazie proprio all’eccessiva esposizione mediatica – ancora una volta -, soltanto come segno di contraddizione di un’intera comunità. Il popolo regna. Riprenda possesso dei Riti.

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