La realtà di un Paese che va a fuoco

In quest’estate troppo calda i telegiornali di qualunque rete ormai sono trasmissioni satiriche, cabaret, siparietti nei quali tutto va bene. Lettino, bagno, sole. E poi ancora lettino, bagno, sole e… vacanza. Finalmente gli italiani si sentono liberi e alleggeriti da tutto lo stress quotidiano. Meno pensieri, meno stress e meno ansia e qualche piccolo consiglio per godere il meritato riposo con il piede giusto. Peccato solo che da quando è iniziata questa legislatura (marzo 2013) il nostro debito pubblico è cresciuto di 280 miliardi (200 miliardi imputabili al solo periodo Renzi). Abbiamo l’Italia che va a fuoco e il maggior numero mondiale di persone addette al patrimonio forestale. Nelle città, i servizi sono perlopiù al collasso. Telecom Italia è in mano ai francesi. A Roma scarseggiano sia l’acqua che la mafia e che persino l’Fmi promuove l’Italia (ricordandoci però che basterebbe riformare i contratti di lavoro per far crescere l’occupazione di 4 punti). L’accoglienza dei migranti non abbia nulla a che fare con la bontà, ma sia soltanto una scusa per fare più affari. D’altra parte si sa, con i migranti si fanno più soldi che con la droga, come sosteneva tal signor Buzzi. Non è il solo, evidentemente. Quei soldi poi diventano voti.

Sarà per il gran caldo, ma questo Paese comincia a puzzare in maniera insopportabile: la sua lenta decomposizione iniziata molti anni fa dalla testa politica ormai coinvolge gli organi vitali. Ha smesso di provare dolore. E come un corpo sotto anestesia, stiamo male ma non soffriamo più. C’è una resa collettiva. A cosa? All’illegalità, al caos, al degrado, alla disorganizzazione. E questa non è soltanto un’opinione, è la realtà. La realtà odierna dell’Italia è questa: una realtà che, come giustamente ci ricorda Ernesto Galli della Loggia, “è scappata di mano a chiunque. La realtà di una politica che non sa più quello che dice. Ripete sempre le stesse frasi…”. La realtà di un Paese dove per un numero crescente di cittadini il nostro Paese sta diventando un luogo sempre più difficilmente abitabile e che appare addirittura ostile… Un Paese che è di chi se lo vuol prendere, in cui chiunque può fare quello che vuole. E quasi sempre lo fa”. Oggi, nei giorni di una torrida estate che sembra conferire a ogni cosa i colori e i calori di un non troppo metaforico inferno, questa è l’immagine che il nostro Paese da di sé. “Quella di un Paese in cui il governo e con lui tutti i pubblici poteri appaiono sul punto di perdere il controllo del territorio… Sono parole pesanti, lo so, e non prive anche di precisi echi ideologici, ma a un certo punto bisogna convincersi che purtroppo è la realtà”.

È la realtà e basta. Una brutta realtà.

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