Aiutiamo Renzi a casa sua

Aveva ragione chi, dopo il referendum della disfatta renziana, chiedeva le elezioni anticipate. Non perché cambiasse granché – perlomeno nei numeri – votando prima della scadenza naturale della legislatura. Ma perché più di un anno di campagna elettorale questo Paese se lo poteva permettere. A maggior ragione con gli stessi protagonisti, lo stesso governo e i partiti che pensano ciascuno agli affari propri, anziché ai nostri e, pur di arraffare qualche voto, sarebbero capaci di tutto, essendo notoriamente dei buoni a nulla. Invece per il terrore che “vincano gli altri”, si è preferito imbalsamare il ”sistema” per un altro anno, come se il tanto temuto redde rationem prima o poi non arrivasse comunque. E ora ne paghiamo (noi, non loro, non il governo o i partiti) le conseguenze. Ricordate Matteo Renzi all’indomani del referendum? Avrebbe potuto perlomeno scusarsi per non aver mantenuto la promessa di ritirarsi a vita privata se avesse perso il referendum (ma la parola “scuse” non fa parte del suo vocabolario), invece con la solita arietta da marchese del Grillo, da “Io so’ io e voi nun siete ’n cazzo” continua a tormentarci i “cabasisi”, come direbbe la buonanima del dottor Pasquano di Montalbano. Il risultato è che ogni giorno – complice il netto calo di intensità del già poco avvincente dibattito politico e l’interruzione del campionato di calcio che favorisce una maggiore trattazione della cronaca nera, proposta in modo assillante da alcuni giornali e programmi televisivi e nelle conversazioni da spiaggia e nel residuale dibattito politico, anch’esso da spiaggia – partorisce un’ideona per attestare la propria esistenza in vita, un’arma di distrazione di massa per distogliere l’attenzione della gente dalle vere questioni nazionali, dagli scandali che direttamente o indirettamente lo vedono coinvolto, o per scongiurare nuove fughe di massa degli elettori verso i 5 Stelle e il centrodestra (uniche forze in salute, almeno nei sondaggi). Intanto tutto ciò che è necessario per questo Paese o che fa perdere voti viene omesso o al più rinviato. Si lanciano dibattiti psicanalitici, strazianti elogi funebri dell’adorato Matteo, su temi decisivi per il destino del nostro Paese: “Matteo Renzi: perché si ama o si odia il segretario”, ha scritto qualche giorno fa su Repubblica il professor Massimo Recalcati, praticamente psicanalista, intento a spiegare a noi le ragioni di tanto odio per il suo Matteo. Evidentemente a sette mesi dal fatale 4 dicembre 2016, data del suicidio referendario del suo Matteo, lo studioso inconsolabile non s’è ancora riavuto. Non si dà pace, non si rassegna all’ipotesi del suicidio, e vede complotti omicidi dappertutto. Forse qualcuno in possesso delle proprie facoltà mentali potrebbe rispondergli che il suo Matteo non era odiato, era odioso. Non stava antipatico: lo era. E non si parla del fatto che dopo essersi sbugiardato da solo come soggetto inaffidabile, Renzi è ancora là a dettar legge (nel senso letterale della parola). D’altra parte cosa ci si può aspettare da una legislatura, da un Paese dove fa più scandalo uno che si mette le dita nel naso durante una ripresa televisiva piuttosto che un sistema politico e istituzionale messo sotto i piedi da uno che non si vergogna nemmeno di aver già perso la faccia. In altre parti del mondo, si potrebbe sperare almeno in un intervento del Capo dello Stato per cercare di rimettere su corretti binari un sistema istituzionale ormai disarticolato, ma anche il Capo dello Stato è stato scelto da lui. Potrà dunque l’Italia sciogliersi dal ferale abbraccio dell’imbonitore da fiera che si spaccia per medico, mentre vende acqua colorata, rimedio per tutti i mali, e che riesce irresistibilmente a rottamare tutto quello che tocca? Come liberarsi in Italia di un pluribocciato (referendum costituzionale, amministrative, ecc.) di nome Matteo Renzi? Andando a votare. Questo straordinario saltimbanco della parola va stoppato e comunque smascherato. Aiutiamo Renzi a casa sua. E l’unico rimedio e soluzione possibile oggi è che si vada a votare il prima possibile, già in autunno, perché, anche se gli italiani non lo ricordano più, dato che il sistema lo ha abolito, il voto è ancora il sistema civile costituzionale che ci siamo dati nel nostro Paese.

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