Fenomenologia del centro storico di Guardia Sanframondi

Se pochi decenni fa, arrivando a Guardia Sanframondi, chiedevi: dov’è la Pretura? Gli abitanti te la indicavano. Se chiedevi: dov’è il Comune? Loro te lo indicavano. Se chiedevi: dov’è il cinema? Il ragazzo si separava dal pallone e ti ci portava. Ma se chiedevi del centro storico: loro non sapevano cosa rispondere. A torto o ragione il centro storico di Guardia è un concetto urbanistico e paesaggistico assai recente. È nata, a Guardia, solo negli ultimi 4-5 lustri la consapevolezza generalizzata del centro storico, come realtà da conservare, custodire, curare nel suo aspetto estetico, valorizzandone tracce, testimonianze, espressioni e stratificazioni secolari, sistemando vecchi edifici, fontane, piazze e le vie principali, aprendo a nuove culture la memoria del territorio (grandiosa o spuria che fosse). Ma in un luogo come Guardia dove è preminente l’aspetto del passato, cosa ne è del presente? In questi anni non si è fatto altro che parlare di rifacimento, sviluppo, del centro antico di Guardia: parole molto spesso abusate, che vogliono dir molto oppure niente, usate più per confondere ed ingarbugliare. Parole, appunto. Perché checché se ne dica il centro storico di Guardia nell’ultimo decennio si è desertificato proprio pensando erroneamente che la sua storia e la conseguente conservazione valesse da sola ad attrarre una nuova economia. Nulla di più sciocco. Un centro storico per generare economia, lavoro e vita, deve essere prima di tutto “vivo”, deve orgogliosamente caratterizzarsi, potenziando assai ciò che può contraddistinguerlo e renderlo esteticamente gradevole e confortevole. Non essere solo occasione di transito turistico “mordi e fuggi”. Senza questa caratterizzazione spinta, esigente, costosa, fatta di persone, fatta di strutture ricettive, fatta di nuove installazioni, di proposte artistiche permanenti o temporanee (visitabili continuamente e non solo nel periodo estivo e nei week end di dicembre e gennaio), ma soprattutto di esercizi commerciali legati a questa caratterizzazione, un centro storico muore. Perché muore? Perché il centro storico non è solo un attrattore di risorse regionali, statali ed europee: non è un centro commerciale. Non ci vai per comprare un paio di scarpe o l’ultimo modello di smartphone o per prendere il pane o l’insalata (per questi è molto più comodo e vantaggioso il supermercato sotto casa). Ci vai invece per fare esperienza di qualcosa che altrove non fai, e cioè non solo comprare, ma anche vedere, passeggiare, socializzare, visitare, abitarci, viverci, dormire, mangiare, in compagnia, in un contesto il più confortevole possibile. Senza caratterizzare fortemente il centro storico, non si attiva quell’esperienza che fai soltanto lì. E senza questa esperienza, il centro storico si spegne come candele al vento.

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One thought on “Fenomenologia del centro storico di Guardia Sanframondi

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  1. Vivo da qualche mese a Pont-Canavese nel centro storico.quando leggo il suo blog è come se leggessi ciò che capita nel mio paese.centro storico lasciato alla deriva,manutenzione zero e pochi negozi ancora aperti.

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