I castelli in aria del sindaco Panza

Convengo che ci sono cose più urgenti e più divertenti da fare, soprattutto nei giorni di festa – che ci vorrebbero tutti un po’ più accomodanti, magari buoni -, piuttosto che occuparsi del sindaco Panza. Leggendo il resoconto di quanto realizzato durante l’anno 2017 (manca solo l’auto santificazione e siamo a posto) e di quanto conta di fare nel 2018, in tema di “attenzione e di rilancio di immagine della comunità”, apparso nei cieli di Guardia e dell’Italia intera e su tutti i display di Times Square (il tutto, ovviamente, abbellito, spettacolarizzato” e sceneggiato, secondo le procedure del camouflage impiegato per coprire falle e crepe, un’apoteosi masturbatoria che farebbe arrossire Rocco Siffredi), si ha come la sensazione che, per parlarne, si dovrà spesso ricorrere alla parola: nulla. Al di là della propaganda, infatti, l’indigeribile nel sindaco è proprio questo: il nulla. È che ripeta come un disco rotto che la sua gestione ha rilanciato l’immagine della comunità quando tutti sanno che tali affermazioni stridono con la realtà. Minuzie a uso e consumo dei media (e del popolo bue). A dargli torto, oltre alla realtà, c’è la decadenza morale del paese, una situazione anarcoide e la sua guida familista e clientelare. Per riassumere. Dopo sette anni di panzismo, l’economia per larga parte della popolazione guardiese è un pianto e l’istituzione Comune un colabrodo. “…la presenza di decine e decine di migliaia di visitatori, una rassegna stampa nazionale di oltre 2.000 articoli e una rassegna stampa internazionale di 170 pezzi tra video e stampati. Lo straordinario evento continua ad essere oggetto di attenzione e di rilancio di immagine della comunità…”. “Ma ci faccia il piacere”, verrebbe subito da dire. I visitatori, gli immaginari turisti che mulinano nella testa del sindaco, non si attraggono con i buoni propositi, con la buona volontà del volontariato, con un paio di palazzi restaurati (male), con quattro stradine accomodate (male), con improbabili musei (visitabili tra l’altro solo su prenotazione) o con un evento religioso, per giunta settennale. E non bastano manifestazioni pseudo-culturali-futuribili. Gli endorsement del direttore della Reggia di Caserta su La7: “Guardia Sanframondi, un paese scelto da cittadini stranieri per vivere la loro pensione”. Il turismo costa: costa attrarlo, costa generarlo. Se investi zero, ottieni zero turismo. Avrai tanto volontariato e buoni propositi per attrarre a malapena familiari, amici e consorti. Nulla di più. Se un piccolo comune come Guardia vuol generare un turismo che finora non c’è, scordiamoci di farlo con un inverosimile riconoscimento Unesco, con quattro stranieri annoiati che comprano i disastri del nostro centro storico o con le briciole di bilancio, coinvolgendo a gratis chi ci sta (per risparmiare): così non si genera turismo, non si genera economia, commercio, lavoro, mercato. Il turismo nasce caratterizzando fortemente non solo la parte antica di Guardia ma l’intero abitato, ad esempio, con servizi, confort, appeal, proposte, promozioni, ecc.: insomma unicità, eccezioni che a Guardia accadono mentre non accadono altrove. Il turismo dei centri non noti come Guardia è fatto non dalle migliaia di visitatori che cercano i monumenti che non abbiamo, ma da quel via vai di persone del territorio stesso o limitrofi che vengono e ritornano in un ambiente “rigenerato” proprio perché qui trovano un’attrazione di proposte, attività, servizi, appeal che altrove non trovano. Se invece vogliamo farci comandare dal pauperismo dominante, il visitatore, l’immaginario turista nel frattempo fuggito dalla testa del sindaco, non vedrà in giro nient’altro se non chiese sconsacrate, palazzi e musei chiusi, esercizi pubblici che aprono e subito chiudono e i fantasmi dei proprietari di quelle antiche case che un tempo era Guardia Sanframondi.

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