Renzi, il Giglio magico e il Paese di Pulcinella

Quando parliamo del Giglio magico, dobbiamo onestamente tenere in piedi almeno due possibilità: che fanno politica per fare soldi o per farli fare ai loro amici e compari, perché amano il potere e la ribalta e vogliono usarli per realizzare i loro progetti (che in gran parte non ci piacciono, però fa niente); che tutto ciò che avviene in quella palude politica e che a noi, gente semplice semplice, apparirebbe come una rappresentazione surreale al limite dello scandalo, in realtà non sia altro che una banalissima predisposizione genetica, una umana attitudine a far così, un modo di stare al mondo come tanti altri. Uno stare insieme molto diverso da come abbiamo sempre conosciuto e rappresentato le compagnie di giro che gravitano intorno a un leader. Non più come banali portatori d’acqua sottoposti ai ghiribizzi d’umore del capo, che in qualunque momento può sollevarti di peso se hai combinato un guaio, ma come paria che si sono formati in una provincia (toscana) che per la prima volta, in epoca moderna, prende il potere nazionale. Persone, donne e uomini, dal passato senza storia proprio perché sconosciuto, il cui intreccio dei rapporti personali nessuno ha mai potuto veramente raccontare e tantomeno spiegare. Che ha proprio nella provincia il suo luogo oscuro. E che semmai proprio da quegli spalti politici si guardi a noi (figli di un Dio minore ) come traduttori insinceri di fatti che “loro” (figli di… qualcuno ) reputano normali, leciti, persino doverosi. Quanto volte in questi mesi ci siamo posti domande al limite del banale, tipo: ma come è possibile che dopo tutto il casino che gli ha piantato con Banca Etruria, e relativo sprofondo rosso nei sondaggi, Matteo Renzi oggi risponda anche un po’ protervo che a non candidare la bella Maria Elena non ci pensa neppure? Non è, come molti credono, l’inevitabile difesa del fortino assediato, il muoia Sansone con tutti i filistei. Non è neppure la rappresentazione di un Capo e i suoi derivati. È piuttosto un mondo più intrecciato, tra sentimenti antichi, vecchie amicizie, triangolazioni, innesti, che porterebbero a sospettare di quella logica facile secondo cui a Matteo Renzi un bel giorno è stato consegnato lo scettro del leader perché era decisamente il più autorevole e talentuoso. Colui che avrebbe dovuto rappresentarli nella conquista del Potere, un patto tra contraenti tutti di prima fascia che identificarono il caro Matteo come la persona “migliore” per gestire quel progetto collettivo che dalla provincia doveva portare tutti a Roma: per affari o per politica. Una politica per certi aspetti infantile. Già, infantile. Al punto che oggi siamo tutti eccitati all’idea che la governatrice Debora Serracchiani abbia approntato un “vademecum di buone maniere” a indirizzo di tutti i primi cittadini della Regione: dove insegna loro, tra le altre cose, a vestirsi e lavarsi. Ma tranquilli, viviamo nel Paese di Pulcinella. Il Paese dove nessuno chiede una spiegazione. Spiegare che cosa? E come? Raccontando balle e scemenze come per l’affare Banche Popolari, un irresponsabile che si vende al bar informazioni riservate, neppure preoccupato del ruolo che riveste, e l’altro che si bea della sua conoscenza politicamente altolocata? È chiaro che quando sei in certe posizioni hai informazioni privilegiate e a meno di essere un incorruttibile (che normalmente a quelle posizioni non arriva) ne farai uso. Ma quando per tua sfortuna ti beccano, gli anticorpi del sistema non dovrebbero scattare e distruggerti? E perché non succede quasi mai? E perché, invece, sull’affare Banche, la Procura apre un fascicolo sulla presunta fuga di notizie che ha portato alla pubblicazione della telefonata? La spiegazione è semplice. Perché anticorpi in Italia non ce ne sono più. Le mafie e la corruzione dominano indisturbate. L’Italia riparte, proclama il bulletto fiorentino… sì, verso il terzo mondo. Ma a lui che gliene frega. Tanto sa che ci sarà chi lo rivoterà, bevendosi di tutto. Gente che vota a prescindere e se ne frega delle inchieste, degli abusi, dei conflitti d’interesse… Tutto questo fa trasecolare. Ma tranquilli, viviamo nel Paese di Pulcinella.

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