Votare, o non votare, questo è il problema

Da sempre cerco di non essere né pessimista né ottimista, ma semplicemente razionale, obiettivo, con un minimo di prudenza e di sorriso. Sarà per l’attuale fase di rigetto verso la politica. Sarà perché – come la stragrande maggioranza degli italiani – non reggo più il suo repertorio ormai risaputo, le sue gag, le sue tecniche narrative. Destra o sinistra è per me (già da qualche anno) una questione priva di interesse. La politica dei partiti, delle candidature, delle alleanze, non mi interessa più, sebbene rispetti quelle persone che invece sentono di aderire ad un partito e dunque di identificarsi con una parte. Aspettando Godot, cioè la politica, quella seria, quella che decide e rappresenta i popoli, guardo questa politica delle parti e delle finte alleanze con fredda distanza. Non mi interessa la sua cultura, ingessata e piena di muffe. Una politica che puzza talmente di stantio e vecchio, da risvegliare le ambizioni di un mondo archeologico sopito. Non mi interessano i media, i giornali, pieni di clientelismo e un familismo e un servilismo insopportabili. Ogni tanto, ho la tentazione di credere che si stava meglio ieri. Ma poi mi concentro. Mi concentro su come stavamo davvero. No, non era meglio. Non mi manca la Prima Repubblica. Quella politica piena di notabili e perbenisti: per lo più imbroglioni. No, non si stava meglio. Forse stava meglio ciascuno di noi, perché eravamo giovani e guardavamo al futuro. Ma ora che siamo nel futuro, se uno guarda bene tutti i numeri, di tutte le fonti e vive nel mondo reale non può dire che l’Italia sta sviluppandosi e non è in una situazione di crisi preoccupante. Serve ben altro e ben altri candidati e governanti per vedere un decoroso futuro. E perciò ci si sente molto solidali e comprensivi con i milioni di italiani che ogni volta scelgono di non partecipare più a quello stanco rito delle urne, standosene a casa per godersi la famiglia o magari fare una bella gita fuoriporta.

C’è del metodo però in questa politica, in questa giostra impazzita. Un metodo che nasce dal vuoto assoluto di idee e di modelli politici. La meteora Matteo Renzi è l’icona dei tempi politici confusi e mutevoli che viviamo. Personalismo, trasformismo, qualunquismo, settarismo, precarietà di prospettive ed ignoranza politica, sono le caratteristiche di questi tempi. Non vediamo confrontarsi diverse idee di Paese, e se non ci fosse la diversità orgogliosamente rivendicata dal Movimento 5 stelle, sarebbe davvero difficile stabilire una linea di confine e una vera differenza fra le proposte politiche gettate sul piatto della campagna elettorale. Fatta solo di boutade propagandistiche. Quindi, visto che le cose si prospettano in questa dimensione, penso che non dovrebbe essere molto difficile scegliere cosa fare il prossimo 4 marzo. Personalmente, credo, andrò a votare. Perché non farlo? Perché non prendere parte attiva alle elezioni? Con la nuova legge elettorale, poi, votare è semplicissimo: devi solo fare una croce sul simbolo. In automatico voterai tutti i candidati.

Scritto questo, il problema però rimane chi votare. Perché dopo tutto, non esistono da tempo punti di riferimento ideologici seguiti dai partiti e viviamo in assenza delle cosiddette grandi narrazioni. E poi, rimane l’incognita di non sapere, prima delle elezioni, chi saprà far seguire, alle sue idee e ai suoi propositi, le giuste azioni. E allora perché mai votarli se la politica offre il quadro di disintegrazione che offre? In verità un motivo ci sarebbe, ed è anche un motivo di peso; che può riassumersi appunto nella domanda per nulla retorica: non abbiano forse anche noi fatto qualcosa per meritarci tutto questo? Esiste tuttavia la possibilità di mandare al governo persone che non vi sono ancora state. In questo modo, potremmo verificare in quanto tempo sono in grado di risolvere una situazione, incancrenita da anni, di servile clientelismo, arroganza e mistificazione. Certo, non sarà facile per coloro che possono dichiararsi pubblicamente e politicamente onesti, perché il tumore è in metastasi. E i veri e propri tentativi di sabotaggio di queste ore dimostrano – in questa campagna elettorale – come non siamo difronte ad un pur aspro processo di alternanza democratica tra partiti o coalizioni, ma siamo allo scontro tra due paradigmi, tra due concezioni di politica.

P.S.: chi cogliesse in queste mie righe gli indizi di un tattico riposizionamento stia sereno: in verità ancora non ho deciso né se né per chi votare.

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4 pensieri riguardo “Votare, o non votare, questo è il problema

  1. Caro lei, ormai esistono solo due tipo di voto, quello al movimento e quello al renzusconismo.
    Il renzusconismo l’ho visto all’opera con le fiducie a go go, leggi incostituzionali, mancette elettorali, ruberie e osceni privilegi. Meglio provare la strada nuova, forse deludente, piuttosto che la certezza che tutto andrà di male in peggio.

  2. Io credo che l’unica sia ridare potere hai partiti piccoli. Tipo lista civica popolare della Lorenzin che tutto sommato mi pare abbia fatto bene.

    1. Così bene che la sua tanto strombazzata legge sui vaccini non ha le coperture (niente soldi per vaccinare tutti) né le strutture necessarie a metterla in pratica. Quindi in italia abbiamo 40.000 bambini che anche volendo non possono vaccinarsi e quindi rischiano o di essere cacciati di scuola o di causare multe a raffica ai genitori. La lorenzin è stata la fedeli della sanità, una senza nè arte nè parte.

  3. Il 4 marzo è un referendum tra chi vuole rimettere speranza al paese, e coloro che hanno distrutto invece il paese. Dunque o M5S speranza e onestà, oppure PD, FI, Lega, FdI, LeU e altri, cioè i responsabili del disastro italiano.
    Io voto M5S!!!

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