Enfants prodiges del Granducato di Toscana

Un caso da studiare (tra uno spot pubblicitario e una canzone del Festival nazional popolare targato Baglioni). Quello di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, enfants prodiges del Granducato di Toscana: uniti (politicamente, s’intende) nella buona e nella cattiva sorte, simul stabunt vel simul cadent (insieme staranno oppure insieme cadranno). Intossicati dal potere. Distaccarsi dal potere e dal successo deve essere terribile. Incapaci di una qualsiasi visione politica che non sia la cura del loro orticello e la salvaguardia dei loro interessi, impermeabili ad ogni critica, ostinati e del tutto privi di umiltà, la coppia del Valdarno è riuscita in pochissimi anni a rottamare la politica. Nel loro mondo la prova fedeltà (e il leccaculismo) sopravanza la libertà. La libertà, e cioè – per dirla con Buttafuoco – quel primo requisito richiesto già dai tempi di Aristotele, in punto di concretezza è abrogato. La polis, il luogo, il Pd, è diventato un posto per uomo solo al comando. Una condizione evidenziata con la compilazione delle liste elettorali in gara per il 4 marzo prossimo. Candidati paracadutati, candidati inquisiti o sotto processo. Portatori di voti, la corte dei feudatari locali, candidati figli di (vedi le dinastie elettorali in Sicilia e in Campania) e candidati (e giornalisti) che fino a ieri erano sopra le parti e che poi, ops mi sono candidato. La stessa Boschi, manifestando una verve comica degna di Checco Zalone, prima ci informa che la sua candidatura a Bolzano (e in altre 5 località sparse per l’Italia) è stata decisa dal partito, quindi a sua insaputa, secondo la migliore tradizioni dei politicanti italiani. Poi dichiara che ha scelto Bolzano (ma non l’aveva deciso il partito?) perché ci trascorre le vacanze! E che dire della candidatura della Madia e del suo eloquio soporifero: a te sembra di ascoltarla, in realtà stai lentamente perdendo i sensi. Giletti, qualche domenica fa, che non a caso subito dopo viene colto da malore, le chiede delle liste: “Mah, guardi”, fa lei, si è trattato di “conciliare rinnovamento con valorizzazione delle esperienze”. “Io mi candido a Roma”, annuncia, sempre per la cosa della “valorizzazione del territorio”, ma omette di dire che il bulletto di Rignano ha provveduto a piazzarla anche nel listino bloccato del proporzionale in Liguria, Lazio, Marche e Calabria Sud (qualcuno ha detto che nella composizione delle liste Renzi ha usato le donne come gli aerei di Mussolini, ripetendo gli stessi nomi più volte per far scattare il 40% di quote rosa). Ma al di là della composizione delle liste, per usare un eufemismo, l’immagine che gli enfants prodiges del Granducato di Toscana danno di sé è a dir poco sconcertante, ma è utile in quanto rivelatrice di quale sia oggi la vera natura dell’attuale fase politica, delle persone, prima ancora che degli esponenti politici in questione. Immagine affrancata da un provincialismo goffo e terribilmente prevedibile. Del resto, come scrive Ezra Pound: “Il provincialismo è qualcosa di più dell’ignoranza. È ignoranza più una volontà di uniformità. È una malevolenza latente, spesso una malevolenza attiva”. Più che un partito, oggi il Pd che il duo Renzi-Boschi consegnano al giudizio degli elettori è un branco; con Renzi nel ruolo di Maschio Alfa, e con la Boschi e gli altri al seguito, tutti chiamati a stargli dietro, col muso appiccicato alla coda del Capo. Fedelissimi bravi a inghiottire qualunque cosa arrivi da quella coda. Diciamolo chiaro: che gli enfants prodiges del Granducato di Toscana fossero un mix di arroganza, arrivismo e cinismo avevamo già avuto modo di appurarlo da tempo. Pur recitando la miserabile parte della “rottamazione” e del rinnovamento, mai avrebbero rinunciato al potere tanto agognato, alle passerelle con i potenti, ai red carpet e alle luci della ribalta. In conclusione. Inutile girarci ancora intorno: se non sappiamo nulla delle inchieste Etruria, Consip, e quant’altro, e invece sappiamo tutto di Lady “Pelliccetta Scagnata”. Il personaggio del momento: la donna casertana protagonista della sceneggiata al centro commerciale in cui s’infuria con i commessi, un video cult che è già stato parodiato, rimontato, ripubblicato ovunque. Con la D’Urso che apre la puntata stringendo tra le mani il corpo del reato, la mitica pelliccetta, manco fosse l’abito blu di Monica Lewinsky. Se noi elettori continuiamo a votarli hanno ragione loro a prenderci per i fondelli quotidianamente. Non occorre aggiungere altro.

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