I dolori del giovane Renzi

Un Matteo Renzi sotto performante, spento. A tratti quasi rassegnato. Quasi rassicurante. Moderato. Quello che da un po’ di tempo non fa altro che ridimensionare i suoi obiettivi elettorali. Col passare dei giorni la paura cresce e i sondaggi non confortano. Prima la vittoria alle elezioni, dopo ancora il Pd partito con più seggi in parlamento. Soltanto pochi giorni fa nuovo aggiustamento: punta a che i democratici siano quelli con il maggior numero di parlamentari eletti nella quota proporzionale. Si aspettano a stretto giro un nuovo ritocco, il Pd partito più forte in Toscana, e, infine, il target finale: i democratici primi a Scandicci. Dai Matteo, pancia a terra che ce la puoi fare! Solo che sei rimasto quasi l’unico a pensarlo, specialmente dopo la batosta nel referendum del 4 dicembre, che ti è costata la guida del governo. Ricordi? Promettesti solennemente che se perdevi “non solo andavi a casa” come premier, “ma smettevi di far politica”. Infatti rieccoti. E stai già sullo stomaco al mondo intero, a cominciare dai tuoi. Dappertutto aizzi scontri e raccogli ostilità. Hai intrapreso un giro dell’Italia in treno che doveva essere una marcia trionfale ed è finita fra fischi e insulti in tutte le stazioni (sono mancati solo i forconi). Hai cercato di riciclarti in chiave populista attaccando i poteri forti a destra e a manca ed è stato come se ti fossi macchiato di lesa maestà. Ti eri impegnato a candidare i migliori e secondo un regime di proporzionalità tra le correnti. Ma quando hai ufficialmente presentato le liste elettorali, l’amara sorpresa: erano infarcite di veri e propri servi. È vero: l’umore degli italiani ti è alquanto ostile a giudicare dai sondaggi che danno il tuo Pd in picchiata e se alle prossime elezioni il Pd affonderà – come pare probabile – per te si mette malissimo. I media a te vicino spiegano la tua caduta nei sondaggi con la tua antipatia, le scissioni, le tensioni tra le correnti. In verità, sai benissimo che la gran parte degli elettori ragiona su un altro canone, che nulla ha a che vedere con la chiacchiera politica. Ovvero: le promesse disattese. Perché le tue bugie sono ormai certificate. Al punto che per snocciolare tutti i tuoi bluff non si sa bene da dove incominciare. Però c’è una verità che spiega perché hai potuto permetterti bluff, bugie e giochi d’azzardo: intorno a te hai il deserto. È vero che ci sono tanti malumori e tanti leaderini che scalpitano. Ma è vero anche che non c’è finora un sostituto più forte di te in quel marasma che è il tuo partito. Dopo tre anni di potere incontrastato gestito in modo a dir poco arrogante, sei diventato per “il problema”. Sei sempre più sotto assedio. Una condanna senza appello, a prescindere dai risultati elettorali. Comunque vadano le percentuali archiviare la tua leadership per il centrosinistra è divenuta una stringente necessità. In questi mesi si sono visti perfino sarcastici corsivi di Massimo Gramellini sul Corriere della Sera che sono un pessimo segnale. Se fossi un personaggio televisivo saresti Fonzie, non solo per il giubbotto, ma soprattutto per la proverbiale incapacità fisica del personaggio di “Happy Days” di articolare le parole “ho sbagliato”. Ora tutti puntano sulla tua deblace per impadronirsi del Pd. Però è anche vero che dopo il 4 marzo la tua leadership sarà ancora più blindata: a quel punto avrai dalla tua anche i gruppi parlamentari, non solo il partito. E scalzarti risulterà davvero difficile, ma non impossibile. Si dice che già sia pronta la fronda. Molti infatti nel tuo partito pensano che la tua defenestrazione sarebbe l’unica strada per ricomporre una coalizione di centrosinistra dopo le elezioni, perché oggi l’ostacolo, l’unico ostacolo, sei proprio tu.

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