Giornalismo e pericolo “populista”

Detesto i giornalisti faziosi. Quelli che non cantano mai fuori dal coro. Soprattutto dal gruppo di cantori oggi rappresentato dal renzusconismo. Quelli che ipotizzano, sentenziano, sacramentano, dottoreggiano: sacerdoti delle alchimie parlamentari. Ognuno fieramente barricato sulle proprie posizioni. Quelli che in queste ore piegano la realtà alla loro posizione politica, che selezionano i fatti in modo strumentale, che costruiscono racconti e analisi solo funzionali alle loro idee o alle loro posizioni, che esercitano lo spirito critico solo nel campo avversario e che usano semplicemente la professione come un altro strumento della battaglia politica che non hanno il coraggio di condurre direttamente. Detesto i giornalisti faziosi. Quelli preoccupati di far mantenere in vita un establishment e i suoi governi per i malaffari correnti. Più impegnati nell’esercizio di tutela dello status quo che nel dovere di informare. Impegnati con la passione di un entomologo che vuol dimostrare che tutti gli insetti a cominciare dai grilli, sono dannosi per l’uomo. Detesto i giornalisti faziosi. Un giornalismo che analizza il volto di Di Maio. Ma sta fermo e silente davanti allo show imbarazzante e tragicomico di un vecchio satrapo, incapace di distinguere i suoi interessi dal bene del paese. Un giornalismo banale e generico. Opportunista per convenienza e incapace di scommettere su sé stesso e sulla sua forza, vincolato agli interessi spartitori. Facile fare analisi sul M5S, mettendo una toppa qua e una là, così tanto per scalfire il consenso per il M5S, confidando nel fatto che più si va in là più sarà facile che questo movimento si disgreghi o che perlomeno perda l’enorme forza propulsiva che lo ha portato a diventare in brevissimo tempo il partito più votato in Italia. Difficile farlo sul marciume italiano. Eppure basterebbe che scendesse dal piedistallo e camminasse fra la gente, per capire che le sue analisi cozzano con i giudizi dei più. Non lo fa perché è un giornalismo annebbiato da visioni di parte e scarsa lucidità d’analisi. E che oggi sorride pensando al partito che più di tutti se ne sta alla larga dal dibattito per il nuovo governo, il partito del “fate voi”, quello che – statene certi – uno stremato Mattarella chiamerà a giocare una determinante partita nella soluzione della crisi. C’è da essere fieri di non voler spartire le verità e la realtà di siffatto giornalismo. E bene fa il M5S ma anche la Lega a tenersi caro il loro sfavore, perché più si sta lontani dagli apologeti del regime e più si conquista il consenso della gente comune, ancora utile sia pure in vigenza di sistemi elettorali che incrementano distacco ostile dalle istituzioni e spezzano il patto di fiducia che dovrebbe legare cittadini, stato e organi di rappresentanza. L’ostilità e la censura del giornalismo fazioso, e quella della compagnia di giro dei talk-show e degli opinionisti sempre in fervente acquiescenza ai piedi dell’establishment nella veste di zelanti propagatori di dati manomessi, statistiche manipolate,  analisi taroccate, edificanti agiografi di cialtroni e delinquenti, è motivo di orgoglio.

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