A Mattè, facce Tarzan!

Non si placano gli sfottò per quei pochi secondi del nuovo documentario su Firenze di Matteo Renzi. Il Web ne fatto un evento cult. Non credo che saranno molti gli italiani che avranno l’ardire o la forza di seguire il documentario. Sarà dura. E non basta uno spezzone di pochi secondi per temerne con raccapriccio la cifra stilistica e il vero motivo fondante: ovvero profittare delle bellezze e dei capolavori culturali del capoluogo toscano per farsi autopromozione e rilanciare la propria immagine appannata dalle sconfitte elettorali. Lo spezzone in anteprima, davanti al Tondo Doni di Michelangelo agli Uffizi (sacrilegamente, in primo piano c’è lui, con l’opera del Buonarroti alle sue spalle nascosta e sfocata. Michelangelo si sta rivoltando nella tomba), fa infatti prevedere il peggio. Poi tutto è possibile e la speranza (per gli ideatori) è l’ultima a morire. Ma ciò non toglie che l’esperienza del neo-divulgatore è momentaneamente imbarazzante. A vedere quanto ha realizzato, si capisce che è molto peggio di quello che in molti temevano. Come si evince in quei pochi secondi, la parodia involontaria del conduttore di Ulisse è la prima immagine che salta agli occhi. Renzi appare del tutto impacciato in quei panni che gli stanno palesemente stretti e, soprattutto, lascia trasparire il goffo e manifesto tentativo (forse non voluto, ma tant’è) di rifarsi proprio ad Alberto Angela, finendo tuttavia per riprodurne un’involontaria versione comica: come se avesse chiesto a Crozza d’insegnargli ad imitarsi. Renzi che imita Crozza che imita Renzi che imita Alberto Angela. Le sue mossette, la posa, la brodosa prosa editata con accorta cura autorale lo rendono finto. Le smorfiette, la cadenza fiorentina, la gestualità marcata, inoltre, non aiutano certo il Rottamato in questa nuova avventura, e se nei talk show politici egli dimostra una favella e una prontezza di spirito invidiabili, nelle vesti di televisivo cicerone (di se stesso in primis) non buca altrettanto il teleschermo, pur occupandolo quasi integralmente con il suo corpaccione a discapito delle opere che dovrebbe illustrare. Ma ognuno ha il suo karma. Di sicuro Renzi non sarà l’erede di Alberto Angela ma potrà risolversi in un succedaneo: diventare il successore di Giacobbo. E mentre altri politici trombati si reinventano la vita lui non potrà che fare il famoso in attesa di un’Isola che svegli nel pubblico il ricordo di ciò che fu. Detto questo, dopo la trasmissione dello spezzone di cui sopra, e viste le premesse e se il buongiorno si vede dal mattino per Renzi sembrerebbe prefigurarsi – come tanti avevano temuto e previsto – un autogol. Forse, venduto a un mercato estero e aiutato dai sottotitoli, il format potrebbe anche avere un suo riscontro positivo. Sempre che gli stranieri riescano ad accettare l’idea di sorbirsi un sedicente documentario su Firenze nel quale la città è di fatto fisicamente occultata dalla stazza del narratore e utilizzata da quest’ultimo all’unico scopo di parlare di sé.

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