Matteo Renzi, un vuoto perfetto da riempire

Non sottovalutatelo. Matteo Renzi riesce benissimo a comprendere che già solo leggere il suo cognome la stragrande maggioranza del popolo italiano prova una sensazione di fastidio e disgusto e che l’unico desiderio viscerale è non rivederlo né sentirlo mai più da nessuna parte. E per questo potrebbe accontentarsi di fare il parlamentare semplice, il documentarista o il conferenziere per il suo amico finanziere Serra, invece, dopo aver girato in stile “novello Piero Angela” il documentario sulle bellezze artistiche di Firenze con l’amico Lucio Presta, eccolo di nuovo nei talk-show televisivi (tutta Mediaset è in pieno idillio con il novello senatore di Scandicci), alle Feste de l’Unità, nei convegni, nei telegiornali e sulle prime pagine dei quotidiani. “Pensano di essersi liberati di me, ma si sbagliano”, una minaccia pesante per i suoi amici e per i suoi elettori. E poi: “Non lascio la politica a chi pensa che sia il prolungamento di Facebook”. Il poverino pensa ancora che il problema sia che Salvini lo sa usare meglio di lui. Mentre il dramma sono i politici del suo partito che lo usano fin troppo mostrando a tutti di che pasta son fatti. Ma al di là delle battute – e a parte l’ovvia considerazione di come ognuno di noi possa giudicare un tizio che ha fallito ed è stato bocciato dagli elettori -, provate ad esaminare il suo linguaggio, vi accorgerete che oggi la fonte principale delle sue riflessioni politiche sono solo proverbi o comunque frasi fatte, che ripete con tono erudito, tipo “chi la fa l’aspetti” , e la stampa lo esalta scrivendo: che statista. Poi, non contento dice come se stesse rivelando una verità nascosta: “Abbiamo un governo di ladri” “la legge è uguale per tutti” e tutti lì a incensare il suo coraggio e la sua lucidità. Un giorno dirà “il lupo perde il pelo ma non il vizio” e inebriati dalla sottile allusione, gli osservatori diranno: abbiamo ancora un vero leader. Un lessico attinto non dalle scuole di politologia ma dai boy scout, ramo capo pattuglia, come vogliono del resto i suoi trascorsi. Ma l’ovvietà rassicura, fa sentire anche i cretini persone intelligenti che capiscono la politica, e soprattutto conferma la sua promettente vacuità: ognuno inserisce dentro Matteo Renzi quel che lui crede, pensa o preferisce. Ma non sottovalutate la sua vacuità, è il suo punto di forza e di consenso. Anche perché rispecchia il più generale vuoto della politica, di cui è l’indossatore perfetto. Non sottovalutatelo, oggi ha un’arma micidiale che non viene presa in seria considerazione. O perlomeno non viene dato il giusto peso nelle analisi. È chiaro a tutti che il bulletto di Rignano sull’Arno non ha un progetto politico o addirittura culturale (se non i propri esclusivi interessi), non ha una strategia definita, non ha più gli spazi politici del recente passato, non ha voglia di lavorare, non ha idee, non ha consistenza. Ma proprio quella è la sua arma micidiale: il Rottamato che studiava da rottamatore e poi finì da rottamato, può ancora attirare perché è vuoto. Non è una battuta, è soltanto una valutazione politica che però ha forti implicazioni. Checché se ne dica il bulletto fiorentino può ancora essere un recipiente vuoto che ciascuno riempie come vuole. Matteo Renzi può nuovamente diventare un punto di raccolta indifferenziata. Può raccogliere quel tipo di capitalismo neo-liberale molto smart, contundente e cinico, larga parte del mondo della scuola (e ciò, nonostante la Buona Scuola), della magistratura, della finanza, della cultura e dei centri nevralgici dello Stato che, checché se ne dica, sono ancora saldamente dalla sua parte. Il bulletto, insomma, può diventare per la seconda volta la discarica o il collettore di tutti i malesseri che si annidano in quell’area. Un mondo che da il meglio di sé proprio quando sente squilli di battaglia e annusa l’odore del sangue e che non ci pensa neppure a farsi da parte solo perché è rimasto orfano di un solido, organizzato e agguerrito punto di riferimento. E che, forte di una imborghesita superiorità, farà di tutto per impedire la festa gialloverde.

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2 pensieri riguardo “Matteo Renzi, un vuoto perfetto da riempire

  1. Non comprendo come mai e la cosa mi fa profondamente adirare, tutti voi giornalisti blogger o scrittori o quanto di altro, quando nominate il terribile cognome Renzi lo abbellite con, “il fiorentino” “viene da Firenze”….è no!mi vergognerei profondamente di avere un concittadino di tale fatta e infatti, non ce l’ho. Matteo Renzi nasce e così da sempre la sua famiglia, in quel di Rignano, paesino posto tra la collina e il fiume Arno, a circa 35/50 KM da Firenze (a seconda del luogo da cui si parte). Il luogo ha sempre pullulato di PC PD e anche di più. E’ qui che lui nasce, piccolo piercolo che poi si appropria di Firenze, per imbecillità dei miei concittadini e lì, fa man bassa, tra uno sputacchio ed un altro, un sorriso a ebete ed un altro, un pantalone all’acquan’casa e un altro. Per favore, smettete di regalare Firenze a chi non ne ha diritto.
    Una fiorentina.

  2. Il vuoto di contenuti nei messaggi di Renzi di cui si parla nell’articolo non è una stranezza ma una tecnica ben precisa di Programmazione Neurolinguistica (PNL) che politici e pubblicitari imparano molto bene in corsi specializzati. L’indurre l’elettore a “riempire” di contenuti il vuoto del messaggio è un meccanismo di condizionamento mentale molto efficace e collaudato.
    Vi ricordate il famoso messaggio elettorale di Obama “Yes we can!” non voleva dire niente, ma chi lo ascoltava partiva di fantasia pensando che “insieme” avrebbero fatto chissà quali rivoluzioni politiche. Poi si sono viste le politiche del bel ragazzo abbronzato in Siria.
    Conoscere le tecniche occulte di persuasione dei politici e dei pubblicitari serve a difendersi da chi ci sta imbrogliando. Quando sento un imbonitore politico che usa queste tecniche so già che non lo voterò mai.
    Mi piacciono i due nuovi economisti della lega Borghi e Bagnai perché a costo di parlare complicato in termini economici, non usano tecniche persuasive.

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