Si muore anche di contraddizioni

Fatalità, errore, incoscienza. Contraddizioni. Casualità. Il corso degli avvenimenti. La strana sensazione di vivere nella trama di un film. Noi dentro un film da incubo. Noi nel bel mezzo della Tempesta Perfetta. La tempesta perfetta raccontata in un film del 2000 con George Clooney, tratto da una storia vera. Non un film memorabile, ma una storia vera sì. Il pipistrello, la foresta cinese, la Germania, Codogno, il paziente uno… la Tempesta Perfetta, appunto. Incroci, Concause. Tutto è avvolto nel Mistero. Al netto di incroci meteorologici o meno, oltre a una serie di informazioni – anche troppe -, un mucchio di sensazionali rivelazioni e una valanga di interpretazioni contrastanti, alla fine cosa sappiamo dell’esserino che ha originato Covid-19? Non molto. Nulla più di quanto sapessimo all’inizio. Sono i primi giorni di primavera, per tanti la peggiore primavera della propria vita. Siamo costretti agli arresti domiciliari. Niente gita fuoriporta. Niente infrazioni ai divieti. Niente inviti ai cittadini ad andare al ristorante cinese, o semplicemente al ristorante. Nessuno che si è steso al sole primaverile in un prato. Nessuno più sostiene che è solo poco più di un’influenza. Pochi quelli che passeggiano. Qualcuno ancora corre e dice: io corro da solo, non sfioro nessuno, quindi che male faccio? È vero. Ma quale messaggio lancia? Perché allora io, che dovrei fare la mia passeggiata ogni giorno, senza sfiorare nessuno, non posso farlo? E perché io non posso stendermi solo e soletto sulla spiaggia? Colpisce la dissonanza tra sé e gli altri. Nell’epoca del Covid-19, dunque, non possiamo non dirci contradditori. Muoiono solo i vecchi, invece no: anche i giovani. Il virus se lo prendono solo quelli con malattie pregresse, ma a seguire ce l’hanno anche i sani. È poco meno che un’influenza, poi un’epidemia, quindi una pandemia. Tutto andrà bene ma intanto le persone se ne vanno all’altro mondo come le mosche. Coll’affacciarsi dell’esserino orientale siamo passati dall’abbraccia un cinese all’abrogazione della stretta di mano. La stessa cronaca è un groviglio di numeri inconciliabili e assalti ai forni. I Promessi sposi di Manzoni oggi sono più che mai l’autobiografia d’Italia. Ci si ritrova nelle sue pagine e non solo per la peste piuttosto con l’Azzeccagarbugli che si materializza per interposta autocertificazione. Come in ogni crisi, la gente dà il meglio e il peggio di sé. Supermercati che raddoppiano i prezzi dei generi alimentari e gli eroi degli ospedali, i solidali e gli accaparratori di mascherine, quelli che capiscono che si vince o si perde insieme, e i menefreghisti. Una linea netta tra buoni e cattivi, sospetto e buonismo, a volte solo esibito. Tra chi si unisce al gregge che corre, a distanza di sicurezza. O chi si unisce al gregge che sta a casa. Non c’è scampo. Non è possibile fare previsioni di durata e di estensione. C’è chi parla di giorni e chi di mesi per il coprifuoco. Il picco, anche agli occhi di scienziati, epidemiologi e virologi si sposta come un cursore impazzito, ogni giorno e a ogni notizia, e così le aspettative di contagio. Solo chi è in prima linea, negli ospedali più assaltati, non fa previsioni, ci racconta solo l’inferno dal vivo e a volte dal morto. La realtà è che, dopo quasi un mese di arresti domiciliari, ancora brancoliamo nel Mistero. Attraverso i social ci mandiamo video, vignette e battute per giocare col Mostro, per esorcizzarlo. Qualcuno si rivolge ai santi e alle madonne, per proteggersi dal male. Tutto andrà bene. Ripete ossessivamente in tv il volto dell’esperto dei numeri, di quello-che-ha-capito-tutto, di quello capace di sparare profezie (o chiamatele in altro modo) all’impazzata, quello che sa ciò che tutti gli altri ignorano. Ma sì, facciamo tutto quel che serve a farci stare meglio e ci faccia passare la lunga nuttata. Non so come ne usciremo: se migliori o peggiori, o sempre uguali. Però dobbiamo capire tutti come ripartire. Ma soprattutto come rifondare. Perché più sì va avanti in questo stato di reclusione collettiva e più sono convinto che questa tragedia può diventare un’occasione di ripartenza e di rinascita. Nuove regole, meno burocrazia, più investimenti: a partire dal sistema sanitario. Così potremo farcela tutti noi. Riprendiamoci la nostra meravigliosa vita. Le colpe sono colpe, e tali resteranno. Dobbiamo sopravvivere e reinventarci, altro che corsette. Darci altri traguardi. A patto che la nostra classe politica, abituata a sfoderare campagne elettorali come emergenze, non affronti la post-pandemia come fosse una campagna elettorale. Poi, certo, ci sono le capre, e i capri espiatori…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...