Pastiera e Falanghina

Che bello starsene a casa sul divano… Sogno. Mangio, piango, rido, strepito, bisbiglio, mangio di nuovo, cammino su e giù, bevo, non rispondo, mangio ancora. Fermo, dentro la macchina parcheggiata davanti casa da quasi un mese, faccio finta di guidare sfrecciando sulle autostrade d’Italia. Rientro a casa. La casa è uno spazio vuoto, qualcosa di invisibile che ti fa vivere in un’anomalia. Il sogno, ne sono convinto, mi sta avvertendo proprio di questo. Intanto ieri, è stato meno freddo, un’aria primaverile, per la prima volta non c’erano code davanti al piccolo supermercato del paese né alla farmacia, come se la gente si stesse abituando. Io mi sto abituando allo scorrere del tempo, anche se sogno una comunità riaperta. Ma intanto mi confondo i giorni, come quando sei in vacanza, e ti chiedi che giorno sia. Il tempo è cambiato. Sono cambiate tantissime cose. Il bar dove prendo l’aperitivo è chiuso, e ovviamente non c’è più l’amico con cui all’uscita scambiavamo quattro chiacchiere. Dov’è finito? A casa, naturalmente. Strano Paese è il nostro. Il virus è il grande pettine su tutti i nodi: dalla sanità alla scuola, dalle istituzioni politiche al sistema finanziario fino all’amore per il prossimo. Posto davanti all’infezione da Covid-19 ha avuto due reazioni tra loro opposte. La prima è stata quella dell’allegria e dell’apericena. La seconda quella del fuggi fuggi, della chiusura totale, del dagli all’untore e della delazione elevata a senso di responsabilità civile. Bisogna restare uniti, continuano a ripeterci fino alla noia, o perlomeno evitare polemiche. Ingoiare rospi, frenare la lingua e le dita per carità di patria davanti alle troppe assurdità propinate da mane a sera dalla tv, troppi tele-show sul nulla, troppi vaniloqui da parte della politica e di presunti scienziati. La gente ha finito i soldi e loro fanno gli show. Anche il linguaggio che si sta usando è sbagliato. “Trincea negli ospedali, fronte del virus, economia di guerra”. Un linguaggio bellico che trovo eccessivo, probabilmente strumentale. Ma le mascherine servono? Sì. Per l’inquinamento. Borrelli: “Non serve la mascherina se si sta a distanza”. Galleri: “Non serve la distanza se si usa la mascherina”. Accademia delle Scienze: “Il virus percorre col solo respiro 1,8 metri e attacca tutte le mucose”. Moriremo tutti! Frasi fatte. #UnitiSiVince. #CeLaFaremo. Ma anche no. Ma anche: “Non c’è nessun pericolo. Non siamo in guerra”. Potremo mai ricominciare a uscire? E quando usciremo il virus avrà cambiato i nostri stili di vita? Ne usciremo migliori? (Mah…). Pazienza. Tanta pazienza. La lettura dei social ormai ha sostituito il rito del giornale al mattino. Si attende il bollettino della Protezione civile delle 18 come fosse lo stipendio. E l’indice di trasmissione, il picco, il plateau, la curva… e poi, test rapidi, tamponi, test sierologici, isolamento individuale? Domande irrisolte. Domande che non hanno mai una risposta precisa e circostanziata. Bisogna fare attenzione perché “basta un nonnulla e la curva può riprendere a salire”. Ecco, proprio questo è il punto: che si fa se il contagio risale? Basterà la sorveglianza attiva? O saremo costretti a barricarci in casa un mese si e l’altro no? E che ne sarà della nostra vita, della nostra economia? Che ne sarà dei più vecchi? Quando e se riaprirà l’Italia, saranno invitati a non andare nei giardinetti riaperti, né a dirigere con lo sguardo i cantieri, e comunque sempre a scansare i nipoti potenziali portatori? Il peggio sarà scansarci tra di noi, che è come scansarsi dai ricordi di una generazione. Il Covid-19 e la strage, vera o presunta che sia, sono un racconto che dilaga a macchia d’olio a prescindere da qualsiasi dato di realtà. Piace alla politica perché confonde e cancella le loro responsabilità, piace all’economia reale, piace alla Chiesa che spera di recuperare fedeli. Se non ci fosse un’epidemia bisognerebbe inventarla ed è quello che sta accadendo sotto i nostri occhi: ancora qualche giorno fa il capo della protezione civile, ha detto papale papale: “Noi conteggiamo tutti i deceduti e quindi non facciamo una distinzione fra deceduti per coronavirus e con coronavirus”. Dunque deceduti tout court. Finora l’unica vera risposta al virus è stata l’osservanza dei divieti e la segregazione in casa degli italiani. Ammirevole, anche perché prolungata. Certo, nata più da paura e istinto di autoconservazione che da senso civico. Ma vera. Paura per le strutture sanitarie insufficienti. Per le inefficienze che ci trasciniamo da anni, da quando ci ha messo le mani il ceto più inetto mai avuto al potere. E infine lo sdegno. Sì, nei confronti di chi dalle mie parti ha già annunciato sui social che la domenica di Pasqua andrà comunque a far visita ai parenti “perché è Pasqua” (lo sanno che alla fine la nonna non risorge?). E come non bastasse lunedì si farà un bel picnic alla masseria. La quarantena è un mortorio. E così in barba ai divieti, tutti a festeggiare (cosa diavolo c’è da festeggiare?) la Pasquetta nella propria tenuta di campagna, fra i filari di falanghina e aglianico, in compagnia di amici e parenti, fregandosene della quarantena, divieti e controlli e magari qualche drone. Pastiera e Falanghina, appunto.

Un pensiero riguardo “Pastiera e Falanghina

  1. Rimanere in casa e arrostire la carne per Pasqua… ma tutto ciò non toglie che è tutta una tragedia a discapito della popolazione, dove i morti non avranno mai Giustizia, dove si da per scontato che tutto doveva accadere, senza comprendere se è il 5g, se è stato creto a discapito degli anziani, per liberare la sanità pubblica e la sussistenza a malati e anziani, magari la Cina e la Guerra con Trump, ma alla fine quello che è realmente un dato incontrastabile, è la morte delle persone e non esiste Falanghina o Pastiera che possa rimediare alla desolazione e alla tristezza dei nostri cuori.
    Una sola cosa potrebbe tentare di riequilibrare la desolazione, solo una seria inchiesta Giornalistica, penale Giudiziaria sulle responsabilità del Governo Infame che ha sottovalutato e compreso le responsabilità della Regione Lombardia senza sconti per nessuno, per nessuno e pene esemplari.

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