Giorni di ordinaria follia (ma si può vivere così?)

La folla sui Navigli. La foto, ripresa da tutti i media e i social, ha ottenuto il suo scopo. Così accade che nelle ultime 24 ore la discussione sia stata tutta incentrata sui passeggi sconsiderati. È colpa loro. Tutto fa brodo, recitava una vecchia réclame dei dadi per la minestra. Sono poche centinaia di astinenti da aperitivo a fare notizia, non milioni di italiani, anche in zone salve, che sorprendentemente rispettano le regole. Anche se poi basterebbe fare una gita in qualsiasi paesello d’Italia per scoprire che siamo pur sempre nel paese di Bengodi, in cui non sono mai esistite fasi 1 e 2 e ognuno ha fatto e può continuare a fare come gli pare.

Siamo al punto che fa notizia il postino che morde il cane, non il contrario, che è cosa scontata. Tutto viene spinto verso stato di necessità, tutto sarà legato alla vaccinazione obbligatoria. Passaporto Sanitario, quindi. Il Grande Fratello. Se vorrai cenare al ristorante, viaggiare, salire su di un aereo, partecipare ad assemblee di vario genere, recarsi sul luogo di lavoro, entrare negli uffici statali devi aver le carte in regola.

Viviamo giorni di ordinaria follia. Un viaggio allucinato all’interno della nevrosi virulenta. Il virus è mutato? Sì, no, boh. Gli scienziati come al solito non sono d’accordo. “I malati di adesso sono completamente diversi da quelli di tre o quattro settimane fa – spiegava ieri in tv un virologo (uno dei tanti) – continuano a diminuire le terapie intensive e i ricoveri nei reparti normali. Prima arrivavano nei pronto soccorso 80 persone tutte con delle difficoltà respiratorie gravi, oggi ne arrivano dieci e otto le puoi mandare a casa”. Perché allora dobbiamo continuare ad essere trattati da bambini cretini? Fuori c’è un mondo che ci aspetta. Il problema è decifrarlo. Il 18 maggio sta arrivando. Cosa potremo fare? Dipende. Tutto dipende. Il lavoro? Un viaggio? La vacanza? Ecco cosa manca: la vacanza. L’importante comunque è non fare assembramenti. Logico. Ma un assembramento quanta gente è? Dipende. Da che? Da chi guarda. Da due a infinito potrebbe essere assembramento. Già mi vedo in sogno a fare il giro dei bar: nel primo ordinerei un caffè, nel secondo un Campari Soda, nel terzo un Quid Rosè o un Prosecco Millesimato Val D’Oca, alla salute del ministro centralista famoso per essere il marito della De Girolamo. Sarebbero momenti di ritrovata libertà e ritrovata ragione. Sarebbero momenti di ebrezza (di sicuro alcolica). Ecco la follia delle istituzioni, delle task force, governatori e i sindaci, assiduamente impegnati a trovare sempre più grotteschi e ridicoli meccanismi di segregazione, tutti peraltro illegittimi prima ancora di essere contraddittori e cretini, a perpetuare lo stato di allarme tanto per continuare a rigirare la minestra, fare affarucci repellenti con app o mascherine, e allontanare il momento del redde rationem. A questi ultimi, ai responsabili del disastro, fa sicuramente molto piacere potersi nascondere dietro le foto dei Navigli.

Ecco gettato l’osso da mordicchiare a un’opinione pubblica nervosa, che va in giro con la mascherina non solo per paura, ma come segnale di adesione ideologica alla sottomissione. Favole che la politica, la scienza e soprattutto l’informazione diffondono e difendono avendo in mano gli strumenti della paura e negando quelli della conoscenza attraverso un  infernale baccano da cui è difficile sottrarsi e a cui non possono sottrarsi nemmeno quelli che lo provocano.

Se i contagi in Italia ripartiranno alla grande non dipenderà solo da noi cittadini, dalle passeggiate sui navigli, dal mare e dalle seconde case. Questo deve essere molto chiaro. Dipenderà da test e tamponi in massa, dalla possibilità di testare, tracciare, trattare in isolamento i malati, da mascherine accessibili a tutti (gli italiani sono decenni che portano la mascherina: è solo che l’hanno abbassata dagli occhi alla bocca), da aperture differenziate per zona, dall’adozione di terapie già risultate efficaci. Ciò detto, almeno noi evitiamo di comportarci da irresponsabili, perché qui butta maluccio e se non ci proteggiamo da soli non ci protegge nessuno.

Io ero tra quelli che pensavano fosse “solo un’influenza un po’ più grave di altre”. Lo ammetto. Poi hanno chiuso intere città, interi Paesi, hanno annullato gli Europei di Calcio, Vinitaly, le Olimpiadi in Giappone. Hanno chiuso tutto. Tutto e in tutto il mondo! Qualche dubbio rimane. Tuttavia, ben venga un po’ di umiltà e trasparenza di fronte a questo evento mondiale. A questo evento epocale. A questa tragedia. A cominciare dalle Istituzioni. In quanto a noi, che dire: cerchiamo almeno di non farci distrarre.

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