La Wardia Bella di Amedeo

Non è vero che gli eroi non muoiono di vecchiaia. Non tutti, almeno. Non tutti bruciano in fretta. Non tutti sono come Achille ucciso da Paride con una freccia avvelenata diretta nel tallone destro, il suo unico punto mortale. Non tutti sono eterni. Non tutti non invecchiano mai. Non tutti cadono colpiti alle spalle dalla mano mercenaria di nemici fantasma. Amedeo è unico. La sua forza è nella memoria. Che rinasce oggi nel romanzo di una competizione elettorale. Pochi sono come lui con quei ricordi che bruciano l’anima. Non ha l’incoscienza guascona di chi scrive. Non ha la furbizia di Floriano. E come Floriano non sa nascondere il suo ego e si rivela. Amedeo vive per sopravvivere al suo tormento, Guardia. Amedeo ama una politica che non merita una libbra del suo amore. In questo non si è mai rinnegato. Ha cancellato ogni traccia di quello che era solo cinque anni fa, ma convivendo con l’altro se stesso, quello originario. Amedeo è oggi candidato per punirsi. Un candidato nobile, colto ma soprattutto sofferto e sofferente. Floriano si specchia, Amedeo vuole solo vedere il suo riflesso. Aspetta. Aspetta da una vita e conta i minuti, le ore, i giorni, che passano. “Il tempo è quel luogo dove qualcuno aspetta qualcun altro che non arriva”, diceva non so chi. Adesso è qui. In piazza. E aspetta la risposta di Floriano al suo urlo liberatorio (ma quando vai a c…?). Aspetta che stasera sia Floriano a raccontarsi, nel solito scompiglio dove tutto si confonde, riaffiora, prende forma, va alla deriva come frammento. La piazza è sempre la stessa, ma la voce di Amedeo questa volta non è come quella di una vita fa. È quella del suo romanzo, della sua morte presunta. Come ti cambia il destino. Questa è la vita. È la prima avventura di un giovanotto che non ha ancora bisogno di affogare le cicatrici nel vino. Sono i ricordi di Amedeo. È la sua memoria. È avventura. È intrigo. È la corsa per impedire che un gruppo di congiurati faccia definitivamente la pelle a questo antico paese di zappatori (copyright, Amedeo). È quello che resta di un quinquennio pieno di vino e di sogni. Ma in piazza ci sono anche tutti gli altri. Ci sono i nuovi amici. Ci sono i giorni felici di un tempo che fu. C’è l’ansia per un risultato che potrebbe non tornare. Ci sono le facce dei trent’anni dopo. C’è il nuovo che avanza che arriva di fretta quando ormai è troppo tardi. Ci sono tarocchi e cartomanti. C’è Wardia bella. C’è soprattutto lui, l’inganno, il delatore, il furfante. “Ma vai a c…”, gli urla Amedeo dal fondo della piazza, lasciando che a intuire le sue menzogne fosse la gente accorsa ad ascoltarlo. Parla lento quasi a fatica. Però sappiamo che Amedeo in fin dei conti è lui. Lui e il suo personaggio stanno raccontando una vita. Una vita senza la parola fine, perché gli eroi di carta o come Achille non muoiono mai veramente.

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